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Mps, nuove perquisizioni a Vigni e Mussari

Una frase carpita da un’intercettazione ambientale su uno degli indagati dell’affaire Montepaschi avrebbe provocato il provvedimento d’urgenza di perquisizioni effettuate ieri mattina poco prima delle 8 nelle abitazioni dell’ex presidente della banca senese, Giuseppe Mussari, dell’ex direttore generale Antonio Vigni (entrambi indagati), e nell’abitazione e ufficio del capo dell’area comunicazione della banca, David Rossi (non indagato). Cosa cercavano in particolare i militari della Guardia di finanza? Una fonte sostiene che le perquisizioni sono da collegare agli ultimi sviluppi dell’inchiesta, concentrata sul derivato Alexandria con cui la banca senese nel 2009 occultò perdite al mercato, e pratiche di gestione alla vigilanza creditizia (un reato dei più gravi). Si ritorna, insomma, al filone dei contratti più e meno segreti con Nomura e al ruolo di Gianluca Baldassarri, ex capo della Direzione finanza Mps finito in carcere settimana scorsa. Su questo i pm di Siena Antonio Nastasi, Claudio Natalini e Giuseppe Grosso cercano nuovi riscontri utili.
Dalle 26 pagine di ordinanza di convalida del fermo di Baldassarri – con Vigni e Mussari indagato in concorso per ostacolo alla vigilanza per il modo in cui gestì l’operazione Alexandria – emergono interessanti aspetti. Uno, che l’ex capo dell’area finanza entrato in banca nel 2001 è stato l’effettivo regista nel do ut des con Nomura, che a metà 2009 accettò di migliorare gli asset sottostanti di Alexandria in cambio di un oneroso finanziamento per l’acquisto senese di Btp da 3,05 miliardi di euro. Secondo le deposizioni del suo ex sottoposto Gianni Contena, Baldassarri aveva pieno sostegno di Mussari, che anzi a inizio 2012 (mentre il nuovo dg Fabrizio Viola lo cacciava) «gli aveva addirittura firmato un encomio».
Baldassarri s’è difeso con i magistrati sostenendo che tutti i top manager Mps conoscessero il mandate agreement custodito nella cassaforte dell’ex dg Vigni, «senza il quale non si capisce come mai la banca giapponese si sia impegnata a far salire con un tratto di penna il prezzo di Alexandria da 50 a 90», salvando il bilancio Mps 2009. Per l’accusato quel patto senza valore giuridico fu nascosto «poiché dalla sua sottoscrizione e fino all’acquisto dei 3,05 miliardi di Btp poteva avere effetti sui loro prezzi». Così non la pensa Bankitalia, che si reputa raggirata dalle omissioni degli ex manager Mps, e neanche il gip di Milano che ha confermato la custodia in carcere per Baldassarri perché ritiene possibile una sua fuga. Anzi, malgrado il sequestro di 18 milioni in beni finanziari da lui scudati in passato, «può fondatamente formulare l’ipotesi che l’indagato disponga di altre risorse finanziarie non ancora scoperte e che ben potrebbero essere da lui utilizzate per vivere all’estero».
Circa i controlli, Baldassarri s’è difeso così: «Non ho ricordo della richiesta da parte degli ispettori di Banca d’Italia di chiarimenti sulla ristrutturazione di Alexandria nel corso dell’ispezione 2010». E ha aggiunto di ritenere che «Conti (capo dell’area risk managment Mps) abbia esposto agli ispettori della Banca d’Italia il collegamento economico esistente tra la ristrutturazione di Alexandria e il finanziamento per i Btp». Proprio ieri funzionari di Via Nazionale hanno incontrato i pm inquirenti a Siena.

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