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Mps non si ferma più in Borsa e i Monti bond serviranno meno

Il cambio di inerzia continua a premiare l’azione Monte dei Paschi, ieri salita di un altro 1,44% a 0,2965 euro. Siamo vicini al raddoppio, dai minimi inquietante in assoluto e per multipli – di 0,157 euro toccati lo scorso luglio. Merito del ritracciamento dello spread sovrano, che l’anno scorso ha messo nei guai la banca e il suo azionista fondazione Mps; ma c’è anche una nuova propensione a credere nel difficile riassetto in atto da mesi (e che passa per un prestito “ponte” del Tesoro da 3,9 miliardi, in emissione tra l’assemblea del 25 gennaio e il 1° marzo).
A Siena si leccano le ferite, dopo anni di cattiva navigazione che ha azzerato il patrimonio della fondazione e decimato il valore della banca, che a metà 2007 valeva 3,5 euro per azione. Tanta grazia potrebbe anche indurre il nuovo management a limitare l’indebitamento con la
mano pubblica, e rimborsarlo prima del previsto. Tre sono gli aspetti che da qualche seduta favoriscono Mps. Il primo è il ribasso del rischio sui Btp, di cui la banca senese è la maggior compratrice (relativa) al mondo: un portafoglio di 23,7 miliardi, sette volte la sua capitalizzazione. Proprio il deprezzamento dei Btp, un anno fa, mise in ginocchio il Monte, costretta dall’Eba a conteggiare anche le minusvalenze sui titoli di Stato – che la normativa italiana permetteva di sterilizzare – e chiedere aiuto alla mano pubblica. Nelle ultime settimane, viceversa, l’apprezzamento degli stessi titoli sta rimpolpando il patrimonio della banca: gli analisti finanziari stimano che i 2,8 miliardi di perdite racchiusi nella riserva Afs a fine settembre (quando lo spread era a 366 punti) saranno almeno dimezzati a fine dicembre, grazie al recupero dei Btp e alla contestuale – seppur flebile – risalita del tasso Euribor (altro capolavoro au contraire di Mps, che aveva siglato un contratto per trasformare in variabili le cedole fisse sui Btp, prima del crollo dei tassi). Oggi quel contratto è in rinegoziazione, ma intanto l’Euribor s’è fermato. L’amministratore delegato Fabrizio Viola in passato ha dichiarato che con uno spread a 160 punti base la riserva Afs negativa del Monte si azzera.
La svolta a U dello spread ha costretto, giorni fa, alcuni fondi speculativi a ricoprirsi sulle azioni Mps, che da mesi sono tra le più vendute allo scoperto del settore. In settimana fondi hedge come Wellington, Egerton, Marshall Wace e Parvus sono corsi a comprare titoli Mps che avevano venduto senza possederli, sperando in un ribasso. Scommessa persa. Ma tra chi compra oggi, mentre i volumi crescono, resta in piedi un’altra, più ampia scommessa: che il Monte, banca con un bilancio ormai troppo debole, sarà costretto a fondersi con altri istituti, magari già l’anno prossimo quando dovrà ricapitalizzare per un miliardo.

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