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Mps non si costituisce parte civile nel processo contro Profumo e Viola

Banca Mps non si costituirà parte civile nel processo che vede gli ex vertici, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, accusati del reato di manipolazione di mercato e false comunicazioni sociali. Il processo, che inizierà lunedì a Milano, riguarda la contabilizzazione dei derivati Alexandria e Santorini. Per queste accuse, la Procura aveva chiesto per gli imputati il pieno proscioglimento, mentre il gup Alessandra Del Corvo, non accogliendo le richieste dei pm e delle difese, ha mandato a processo Profumo e Viola, oltre allo stesso istituto di credito e a Paolo Salvadori, ex presidente del collegio sindacale (per cui è poi caduta l’accusa di aggiotaggio).
La decisione del Cda, raggiunta all’unanimità (esclusi dal voto i consiglieri Bariatti, Turicchi, Cappello e Kostoris, che erano in Cda in occasione dell’approvazione della contestata relazione semestrale 2015) , è frutto di una valutazione di «tutti gli elementi decisionali disponibili», come spiega la banca in una nota. In questo quadro l’istituto ha «esclusivo riguardo al perseguimento degli interessi della banca e alla tutela dell’integrità del suo patrimonio».
Nell’orientare le proprie valutazioni, il Cda ha preso in considerazione in particolare tre elementi. Il primo è il fatto che il dibattimento in aula costituisce «la sede appropriata per una verifica in contraddittorio con gli interessati» della condotta dei vertici aziendali in relazione ad una vicenda che «riguarda il passato della banca» e che, «alla luce delle transazioni stipulate dagli amministratori oggi non più in carica con Nomura e Deutsche Bank, non ha riflessi attuali sui bilanci della Banca». Come noto, gli ex manager avevano ereditato la gestione della banca dopo quella di Giuseppe Mussari e degli altri vertici. In questo contesto, secondo la difesa, i due accusati avevano reso consapevole il mercato dei problemi sui bilanci ma si erano anche attenuti alle disposizioni di Consob e Banca d’Italia (soggetti che da parte loro non si costituiranno parte civile nel processo).
Il secondo elemento di valutazione per il Cda è che Mps si trova nella condizione di imputata nel processo penale (in quanto responsabile ai sensi per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti): una posizione processuale, questa, che, «in passato, ha condotto lo stesso Tribunale di Milano ad escludere la possibilità di assumere anche la posizione di parte civile». Da qui la scelta della banca di «monitorare l’andamento del dibattimento, raccogliendo ogni utile elemento di giudizio» e di fare le proprie valutazioni. In ultimo, Mps nota che «eventuali» elementi che dovessero emergere dal processo o dalla due diligence in corso «potranno essere utilizzati» per proporre ai soci l’avvio di «eventuali iniziative risarcitorie in sede civile nei confronti degli imputati».

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