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Mps, non ci sarà intervento pubblico. Ma per le quattro Casse resta un mese

Sette miliardi di euro, in un anno. Tra i contributi ai vari fondi europei, quelli al Fondo interbancario, l’esborso per il Fondo di risoluzione che ha rilevato la parte buona di Banca Marche, Etruria, CariFerrara e CariChieti, il conguaglio, e ancora gli apporti al fondo Atlante e al braccio volontario del Fondo interbancario, tra novembre 2015 ed oggi il sistema bancario italiano ha tirato fuori, per sostenersi, oltre 7 miliardi. E non è certo con entusiasmo che le banche valutano la prospettiva di una nuova perdita con la cessione, a forte sconto, delle quattro banche in risoluzione. Eppure è quello lo scenario che si presenta, e del quale si sarebbe discusso ieri al Tesoro in un lungo incontro tra il ministro, il governatore della Banca d’Italia, i vertici della Cassa Depositi e delle principali banche italiane, l’Assobancaria e le Fondazioni di origine bancaria.

Al di là del Monte dei Paschi, per il quale Pier Carlo Padoan, escludendo piani alternativi, primo tra tutti quello della nazionalizzazione, si dice convinto che alla fine l’aumento di capitale «avrà successo», il nodo più urgente da risolvere è quello delle banche in risoluzione. E il problema principale è il tempo, visto che il governo ha spuntato dalla Commissione Ue la proroga di un solo mese per la cessione. Quando già i prezzi offerti dai fondi Usa interessati all’acquisto in blocco delle banche erano stati giudicati insufficienti, la nuova scadenza così ravvicinata sembra abbia scatenato una nuova corsa al ribasso.

Anche Ubi, interessata a Etruria, Marche e CariChieti, ma frenata nel fine settimana dalla richiesta della Bce di accompagnare l’operazione con un consistente aumento di capitale, per ora non getta la spugna, ma sembra prendere tempo per spuntare condizioni più favorevoli. Il consigliere delegato Victor Massiah ha partecipato ieri al vertice a Roma, ma Andrea Moltrasio, presidente del Consiglio di sorveglianza, ha chiarito bene i termini della faccenda.

«Se possiamo dare una mano al sistema nell’interesse dei nostri azionisti lo facciamo. Purtroppo, però, nella nostra missione non abbiamo i salvataggi. Non siamo nelle condizioni di farli» ha spiegato ieri. Il sistema bancario ha prestato 1,8 miliardi al Fondo di risoluzione che ha preso in carico la parte buona delle quattro banche, ma oggi si parla di una cessione a poche centinaia di milioni, con una perdita secca per gli istituti che hanno contribuito di quasi 1,5 miliardi.

E c’è l’incognita di CariFerrara, non considerata nell’offerta di Ubi, e per la quale, senza acquirenti, si aprirebbe il rischio, politicamente insostenibile, di una liquidazione. In ambienti dell’esecutivo si accredita l’ipotesi che sia pronta un’offerta anche per quest’ultima banca, ma tra i banchieri serpeggia qualche pessimismo. Nell’incontro di ieri, che il Mef ha definito di «routine», e non dedicato a casi specifici, si sarebbe parlato anche delle difficoltà di Deutsche Bank, i cui problemi, secondo Padoan, se confermati, potrebbero riverberarsi «sul sistema bancario europeo e globale».

Mario Sensini

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