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Mps, «niente è scontato» sui Monti-bond

Duemilatredici, ritorno alla normalità: potrebbe essere questo il titolo del film che Banca Mps sta interpretando, sotto la regia di Bankitalia e Commissione europea. Una trama, in parte drammatica in parte avventurosa, con il finale ancora tutto da scrivere. Ma di cui Alessandro Profumo, presidente del gruppo, ieri ha ricordato i passaggi decisivi.
Rocca Salimbeni ha bisogno di uno statuto normale, senza il tetto del 4% al diritto di voto degli azionisti (vincolo che non ha mai riguardato la Fondazione Mps). Deve poi tornare a produrre reddito in quantità almeno normale, cioè sufficiente a remunerare gli investitori (il piano industriale indica l’obiettivo del 7% per il 2015). Queste due condizioni saranno i presupposti per lanciare, probabilmente il prossimo anno, l’aumento di capitale da un miliardo già approvato e delegato al consiglio d’amministrazione, primo passo per raggiungere il terzo requisito di normalità: cominciare a restituire i 4 miliardi di aiuto pubblico ricevuti con l’emissione di Monti bond sottoscritta dal Tesoro.
«Sarete chiamati presto a deliberare sull’eliminazione del tetto statutario al diritto di voto: ce lo ha chiesto la Banca d’Italia e ce lo chiede anche Bruxelles», ha detto Profumo agli azionisti, nel corso dell’assemblea che in sede ordinaria ha approvato a larga maggioranza (98,7% dei presenti) il bilancio 2012 chiuso con oltre 3,1 miliardi di perdita, e nominato il consigliere Pietro Giovanni Corsa (famiglia Aleotti) vice presidente in sostituzione del dimissionario Turiddo Campaini.
In sede straordinaria, invece, è arrivato il via libera all’azione di responsabilità nei confronti dei vecchi vertici (l’ex numero uno Giuseppe Mussari e l’ex direttore generale Antonio Vigni) e degli istituti stranieri Nomura e Deutsche bank per le operazioni Alexandria e Santorini. Con voto praticamente unanime (99,99%).
La svolta di Rocca Salimbeni, dopo il cambio dei vertici un anno fa e la pulizia di bilancio, è stata al centro degli interventi di Profumo e dell’amministratore delegato Fabrizio Viola. «La nostra operazione trasparenza deve diventare un modello», ha detto Viola, ricordando come quello passato sia stato «un esercizio difficile anche per il contesto economico e finanziario esterno».
La svalutazione degli asset intangibili (1,6 miliardi nel 2012) e la riduzione degli attivi finanziari (da 550 a 299,9 milioni) mette Siena tra i più virtuosi del sistema nazionale, mentre la flessione dei volumi (-9,1% a 218,8 miliardi l’attivo totale; -1,6% a 142 miliardi gli impieghi) rientra in un «trend normale. Questo bilancio è corretto e non esistono altre perdite», dice Viola.
Da parte sua, Profumo sottolinea che «soluzioni magiche non esistono. Il Monte può evitare la nazionalizzazione, ma nulla è scontato – ha detto con la consueta franchezza -. Stiamo lavorando perchè la banca resti indipendente e basata a Siena: per questo, il rimborso dei Monti bond è la sfida più importante». Con lo stato azionista di maggioranza, il futuro di Mps verrebbe deciso altrove. Ma, con solo una quota di minoranza in mano pubblica, il discorso sarebbe diverso. «Per restare indipendenti dobbiamo avere un gruppo solido e forte – ha aggiunto il presidente -. In fase di aumento di capitale, poi, mi piacerebbe trovare azionisti che non siano bancari».
Profumo e Viola hanno incassato l’appoggio della Fondazione Mps, sia per i conti 2012 che per l’azione di responsabilità (vedere altro servizio). Anche la Borsa si è allineata al consenso (+6,9% il titolo). «L’azione di responsabilità è un primo passo per restituire credibilità al gruppo – commenta Franco Casini, segretario nazionale della Fabi -. Adesso ci aspettiamo strategie di rilancio attraverso la crescita e non soltanto il taglio dei costi operativi». È quel “ritorno alla normalità” che dovrebbe realizzarsi gradualmente nel corso dell’anno.

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