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Mps, niente capitale ridotto

All’assemblea del Montepaschi, svoltasi a Siena, è saltata la parte straordinaria. I soci avrebbero dovuto esprimersi, tra l’altro, sulla riduzione del capitale sociale a copertura della perdita residua del 2016: il rosso era ammontato a 3,38 miliardi di euro, più di quanto previsto in base ai dati preliminari.

Non è bastata la presenza del 16,3% del capitale sociale: come ha spiegato il presidente Alessandro Falciai, serviva almeno un quinto. I soci hanno inoltre respinto quasi all’unanimità la proposta di un’azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Massimo Tononi e dell’ex a.d. Fabrizio Viola.

Falciai, nel suo intervento, si è soffermato sull’aumento di capitale, parlando di «una strada estremamente difficile, con una ricapitalizzazione privata molto complessa che prevedeva anche la cessione di tutti gli Npl»: un’operazione che «purtroppo non è andata in porto». Ma il presidente ne ha difeso la logica, perché «il nostro obbligo professionale e morale era di percorrere tutte le strade prima di chiedere un solo euro ai contribuenti: noi ci abbiamo provato fino in fondo, abbiamo fatto il massimo e abbiamo la coscienza a posto». Intanto, nel primo trimestre, il Montepaschi in sede civile ha ricevuto 19 richieste risarcitorie stragiudiziali per un importo complessivo di 522,8 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi a quelle già pervenute: 478 richieste per 118 milioni.

Il numero complessivo delle richieste risarcitorie stragiudiziali sale a 497 per un totale di 640 milioni di euro.

L’a.d. Marco Morelli ha osservato che il nuovo piano industriale in fase di negoziazione con la Ue e la Bce «sarà radicalmente diverso rispetto a quello che la banca aveva al suo interno approvato e presentato al mercato: prevederà dinamiche di crescita degli aggregati di impiego e di raccolta molto diverse, dinamiche di gestione del montante dei costi e quindi un ritorno alla normalità di produzione e di reddito e di utili diverso rispetto a quello che noi stimavamo». Uno degli assi portanti è quello degli Npl, per i quali sono allo studio diverse modalità: «Noi sceglieremo quella che meglio tutela gli interessi della banca e di tutti gli stakeholder». E questo perché, «fino a quando l’istituto non riesce a deconsolidare lo stock di sofferenze, che a questo punto è a una percentuale molto rilevante sul totale dell’attivo della banca, noi continueremo ad avere un trend di flussi di deterioramento dei crediti». Per quanto riguarda il capitolo dei cosiddetti prenditori importanti, i grossi nomi cui era stato prestato denaro, «le sofferenze relative ai primi 100 prenditori pesano per il 3,5% del totale dello stock dei crediti deteriorati».

L’a.d. ha quindi ricordato che la banca senese sta affrontando «un percorso difficile e duro per tutti, che richiederà sacrifici per tutti». Il momento è delicato: Mps ha perso 28 miliardi di raccolta commerciale e recuperarli «richiede tempi lunghissimi, ci vorranno anni, inutile parlare di cose irrealistiche». Quanto alla riammissione del titolo a Piazza Affari, dove è sospeso da dicembre, essa avverrà solo con il via libera della Commissione dell’Unione europea sugli aiuti di stato.

Giacomo Berbenni

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