Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Mps, nella lista degli insolventi immobiliaristi, calcio e shipping

Calcio , shipping e di nuovo immobiliare: sono le altre tre spine nel bilancio del Monte dei Paschi. I finanziamenti, troppo generosi, degli anni passati alle società navali e ad armatori campani e a club calcistici come il Siena hanno generato centinaia di milioni tra sofferenze e incagli ormai difficili da recuperare .
È sotto il Vesuvio che sono nati parecchi problemi per l’istituto senese. Per comprenderli bisogna andare con la memoria a metà degli anni 2000 quando a Napoli è nato un team di Mps scelto per seguire le aziende campane e soprattutto quelle dello shipping, nel periodo di massimo boom, ma anche di bolla, del settore. Su indicazione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, alcuni banchieri del gruppo responsabili di Mps Capital Service erano scesi a Napoli a seguire le relazioni con i grandi armatori .
I prestiti venivano concessi a piene mani, con garanzie certo non solidissime: fino a raggiungere oltre un miliardo di finanziamenti. Peccato che ora quelle stesse linee di credito valgano ai prezzi di mercato tra i 200 e i 300 milioni.
Tra i casi più eclatanti ci sono i finanziamenti concessi alla Deiulemar, compagnia di navigazione di Torre del Greco (in provincia di Napoli) il cui crack ha coinvolto circa 13mila risparmiatori (di cui 10mila famiglie del luogo), che avevano investito nella società più di 720 milioni di euro. Tra i finanziatori dell’azienda, da molti definita come la “Parmalat del mare”, c’era proprio il Montepaschi. A quel tempo, prima che il crack si manifestasse con tutta la sua forza, alcuni dei responsabili di Mps Service di Napoli si vantavano per la presenza di Deiulemar nel portafoglio di clienti della banca.
C’è poi la vicenda, anche se in questo caso si parla di ristrutturazione, della Rizzo Bottiglieri De Carlini Armatori che proprio di recente ha avviato con le banche l’ennesimo riassetto del debito. Gli armatori napoletani, colpiti dal ciclo economico negativo del settore, devono al Monte la bellezza di 227 milioni di euro e l’attesa è di potere recuperare una parte di questi soldi nel lungo-medio periodo. Non è dato comunque sapere la ripartizione di questa somma nel bilancio di Mps tra sofferenze, incagli o debiti da ristrutturare.
Anche il capitolo calcistico ha riservato forti perdite sul bilancio di Mps. La banca di Siena si ritrova sul gobbone il fallimento dell’Ac Siena Calcio. La squadra che ha avuto come presidente dal 2010 Massimo Mezzaroma, figlio di quel Pietro Mezzaroma fondatore della dinastia di costruttori romani. Sotto la gestione di Mezzaroma la squadra di calcio fa crac. Tenta prima la strada del concordato senza successo ed ecco arrivare il fallimento decretato nel 2015 sotto il peso di 54 milioni di debiti. Qui Mps ha un ruolo chiave. Tra le partecipazioni in imprese della banca, figura a fine 2015, con una quota del 100% proprio la fallita Ac Siena calcio con il suo buco milionario. Non è una coincidenza ma è un intreccio dato che la società dei costruttori romani, la Impreme, è una delle partite amare che pesano sui crediti a rischi rientro di Mps. Tutte le azioni di Impreme, la capofila dell’impero vacillante dei Mezzaroma, sono in pegno dal 2013 a Mps che evidentemente vanta buona parte dei debiti bancari che i Mezzaroma hanno contratto nel tempo. La Impreme ha cumulato 115 milioni di perdite dal 2013 al 2015. Si ritrova con un fiume di decreti ingiuntivi da parte dei creditori ed è zavorrata da 240 milioni di debiti solo con le banche. Il patrimonio non c’è più, volatilizzato. Quindi di fatto Impreme è posseduta dal sistema bancario, Mps tra i primi. Difficile pensare che possa trovare il modo di restituire quel debito così ingente. Per tornare agli armatori tra le grane di Mps spiccano anche le Grandi Navi Veloci la compagnia che fa capo alla famiglia Aponte e che ha chiuso il 2015 con una perdita di 15 milioni. Non è un’insolvenza dato che il debito complessivo con le banche per oltre 300 milioni è stato a metà del 2016 ristrutturato. Una categoria che le banche classificano comunque tra i crediti deteriorati. Fatto sta che i pegni chiesti a garanzia del debito a Gnv sono impegnativi per Mps che a fine del 2015 aveva a pegno il 22% del capitale di Grandi Navi Veloci. Non solo: a pegno per Mps c’è anche il 78% del capitale della Navigazione Libera del Golfo, guarda caso anch’essa facente capo al gruppo Aponte.

Carlo Festa
Fabio Pavesi

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa