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Mps nel mirino Ue: piano più aggressivo Faro Bankitalia sui crediti di otto istituti

Due documenti inquietano i banchieri italiani. Il primo è una lettera in cui la Commissione Ue chiede a Mps sforzi maggiori rispetto a quanto prospettato, per dare il via libera al piano di ristrutturazione che sblocca i 4 miliardi di “Monti bond”. Il secondo proviene da Banca d’Italia, che ha ripreso a esaminare 8 dei 20 principali istituti del Paese, con un bis delle ispezioni di nove mesi fa, per mettere una diga alle perdite su crediti del sistema. «Per 8 dei 20 gruppi esaminati le verifiche sono state estese a tutto il portafoglio crediti, interessano in alcuni casi l’intera operatività del soggetto», scrive la vigilanza, che con scelta inedita ha messo sul suo sito un report sulle ispezioni 2012 alle coperture dei crediti (concluse con 3,4 miliardi di nuovi accantonamenti) e sui «Prossimi sviluppi». Secondo fonti di mercato, le otto banche coinvolte sarebbero da individuare nel plotone delle Popolari e delle medie taglie. I banchieri e i loro rappresentanti hanno appreso con stupore dell’iniziativa, vissuta come l’ennesima mostra da primi della classe della vigilanza creditizia, specie da quando Mario Draghi siede all’Eurotower. Per Bankitalia, invece, le perdite su crediti peggioreranno ancora, quindi serve «particolare attenzione » sui vigilati, che nei casi più gravi potrebbero dover vendere attivi non strategici. Le sofferenza in Italia sono aumentate da 157 miliardi di fine 2010 (8,9%), a 249 miliardi del marzo 2013 (14,2%).
Ma il fronte più caldo è a Siena, e non perché oggi o domani i pm locali notificheranno la chiusura indagini — e le probabili richieste di rinvio a giudizio a 10 persone fisiche e giuridiche — per l’acquisto di Antonveneta e la gestione di Mps. Il nuovo Monte ha nuove grane, perché il piano di rilancio, con 4.600 esuberi, 400 agenzie chiuse e una redditività (Roe) al 7%, non soddisfa Bruxelles che deve autorizzarne la congruità. L’impianto del piano, basato su una filosofia «endogena» — chemotiva la crisi sulla zavorra da 25 miliardi di Btp rilevati da Mussari & Vigni — viene smontato dall’Ue, che chiede azioni più incisive a tutto tondo «per ripristinare l’autosufficienza della banca — ha scritto il 16 luglio il commissario Joaquin Almunia al ministro del Tesoro Saccomanni —, mia preoccupazione principale», poiché su essa si basa la restituzione dei Monti bond. «Servono miglioramenti su sei aspetti — prosegue la missiva — : riduzione dei costi e redditività; politiche di accanto-namento; riduzione del trading; esposizione al rischio sovrano; ritiro di bond subordinati e ibridi; remunerazioni del management, molto superiori a quanto previsto in casi analoghi». Per Almunia «è urgente che le discussioni tra gli uffici si basino su questi orientamenti, perché senza sufficienti progressi nelle prossime settimane dovrò proporre alla Commissione di aprire formale procedura di contenzioso su Mps». Un iter teso a garantire la concorrenza tra aziende europee “aiutate”, e disciplinato da rigide linee guida; tuttavia per aderire alle richieste Mps, che ha già varato un piano draconiano, sarebbe costretta ad aumentare la prevista ricapitalizzazione da 1 miliardo che dal 2014 chiederà a nuovi soci. Il Tesoro, che tratta con Bruxelles, ha replicato: «L’esame del piano prosegue come di prassi, in reciproca collaborazione tra istituzioni. La lettera non fa parte di una procedura di contenzioso, è il modo in cui sisvolge la verifica del caso».
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