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Mps, Morelli si taglia i bonus via 5.500 lavoratori e 600 filiali Ritorno in Borsa in autunno

«Per nove mesi, da quando sono arrivato a Siena, è stato come lavorare sempre al Pronto Soccorso, con un’emergenza ogni cinque minuti. Ora abbiamo un piano gravoso ma realistico; è una svolta importante, una pietra miliare che mira a ripristinare un percorso di crescita». Marco Morelli, amministratore delegato di Mps, tira le fila del lungo iter negoziale con le autorità (in particolare con la Commissione europea, che ha visto molti momenti difficili) fino al disco verde della ricapitalizzazione precauzionale, che porterà complessivamente nelle casse della banca 8,1 miliardi (di cui 4,3 grazie alla conversione forzosa dei bond subordinati). Per arrivare a fine percorso ci vorranno due distinti decreti del governo e una serie complessa di passaggi, diluiti nel tempo. Ma, ragionevolmente, già da fine mese lo Stato sarà di gran lunga il principale azionista del Monte (mentre Generali, con la conversione obbligatoria del suo bond da 400 milioni, avrà una «presenza importante»); dopo aver rilevato anche le azioni dei risparmiatori che avevano il bond subordinato, la parte pubblica toccherà il 70%.
Il percorso di rilancio della nuova banca – che potrebbe tornare al listino in autunno, anche se la decisione tocca a Consob, ha sottolineato l’ad – passa attraverso un corposo taglio dei costi: lo stipendio di Morelli si ridurrà del 70% ma ci anche 5.500 esuberi netti, al 2021, (oltre alle uscite sono previste 500 nuove assunzioni) e 600 filiali in meno. Resterà la filiale di Shangai, ma molte altre cose verranno tagliate e vendute, anche all’estero. I numeri del piano prevedono un utile di esercizio a fine 2021 di 1,2 miliardi (l’anno in corso sarà ancora da dimenticare perché vedrà contabilizzate le perdite per 3,9 miliardi legate alla cessione dei crediti in difficoltà) un Cet1 del 14,7% e un cost/income sceso di circa 10 punti, al 50,6%. Nel frattempo la banca si concentrerà su “clientela retail e small business”, cercando di recuperare il terreno perso a favore delle altre banche, che hanno usato anche «strumenti non convenzionali», ha ricordato Morelli.
L’epicentro della manovra di rafforzamento patrimoniale è la cessione degli Npl. Complessivamente verranno ceduti 28,6 miliardi, di cui 26,1 attraverso la più grande operazione di cartolarizzazione in Europa. Il fondo Atlante interverrà rilevando il 95% dei titoli “mezzanine” e “junior”, pagandoli il 21% del valore nominale; la parte più sicura, quella con le garanzie dello Stato, verrà invece venduta sul mercato istituzionale. Atlante sborserà complessivamente 1,7 miliardi. Alla banca verrà retrocesso il 50% di quanto guadagneranno i titoli junior dopo aver superato un profitto pari al 12% annuo. Nel frattempo, il Monte ha già fatto dismissioni per oltre 500 milioni. La prossima potrebbe essere la piattaforma per la gestione degli Npl, Jiuliet, per la quale Atlante e Cerved hanno firmato ieri un accordo per una possibile acquisizione congiunta.

Vittoria Puledda

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