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Mps, Morelli saluta addetti

La mia indisponibilità a rinnovare l’incarico è stata una decisione molto ponderata, non c’è nessun dissidio con l’azionista. A ogni cambio di governo e di ministro ho sempre messo il mio mandato a disposizione, pur mantenendo l’impegno fino alla fine, e questo ho fatto. C’è piena consonanza con il ministro ed è opportuno che banche come il Monte abbiano un’evoluzione strategica rapida». Lo ha affermato Marco Morelli, a.d. di Mps, rispondendo alle domande dei circa 22 mila dipendenti della banca collegati in conference call per ascoltare il suo discorso di commiato. «Non ho al momento altri piani professionali. Quello che abbiamo fatto è merito di tutti. È stato davvero un lavoro di squadra. In pochi pensavano che avremmo rimesso in piedi la banca, ma lo abbiamo fatto».

La scorsa settimana il banchiere aveva comunicato al cda e al comitato di direzione di avere informato il ministro dell’economia della sua indisponibilità al rinnovo dell’incarico, in scadenza con l’assemblea dei soci in calendario per il 6 aprile. Ieri Morelli ha spiegato che quella alla guida della banca più antica d’Italia è stata un’esperienza straordinaria sotto il profilo umano e professionale. Il Monte, «in questi tre anni e mezzo di duro lavoro da parte di tutti, ha riconquistato il posto che gli spetta sul mercato».

Il banchiere è riuscito a traghettare il Montepaschi in anni difficili, stretto fra i vincoli imposti dall’autorità di Vigilanza europea e un contesto macroeconomico di tassi negativi che non ha aiutato la redditività. E questo senza fare licenziamenti, gli riconoscono i sindacati, e promuovendo soltanto uscite volontarie per di ridurre il cost-income e incentivare il turnover.

Intanto il consiglio di amministrazione dell’istituto senese ha approvato il bilancio d’esercizio 2019, che si è chiuso con un risultato di esercizio prima delle imposte positivo per 53 milioni di euro (-109 milioni nel 2018), inclusivo di componenti non operative negative per 269 milioni. La capogruppo ha riportato una perdita netta di 1,033 miliardi, influenzata negativamente dalla revisione del valore delle imposte anticipate.

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