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Mps, Morelli: pronti a tutto per salvare la banca  

Il piano bis di salvataggio di Mps torna domani al tavolo del consiglio di amministrazione, già programmato dal presidente Alessandro Falciai, per tentare di salvare la banca con 5 miliardi di capitali privati. Ma il cantiere è tutt’altro che chiuso. E di fatto in Europa si discute ormai apertamente del salvataggio di Stato di Mps (+3,69% ieri in Borsa). Anche lo stesso amministratore delegato, Marco Morelli, non lo esclude: «Siamo pronti a ricorrere tempestivamente a tutte le misure possibili per mettere in sicurezza la banca», ha detto in un videomessaggio ai dipendenti.

L’alternativa è quella di un intervento dello Stato che possa in qualche modo tutelare i risparmiatori coinvolti (nel 2008 furono in 40 mila a sottoscrivere i bond subordinati per 2,1 miliardi di euro). La direttiva Ue sul Bail-in e la comunicazione Ue sugli aiuti di Stato impongono che le obbligazioni subordinate vengano convertite in azioni – come ricordava ieri una fonte del Tesoro – prima che lo Stato possa intervenire con un aumento di capitale o con una garanzia di Stato. Da Bruxelles il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha ribadito che sono in corso «contatti costruttivi» con le autorità italiane per compensare i risparmiatori che perderebbero i soldi, magari riacquistando le azioni. Di questo si occuperà il decreto legge già pronto per essere varato dal governo Gentiloni.

Anche la Germania sta monitorando da vicino la situazione delle banche italiane, ma ha «grande fiducia nella supervisione bancaria europea», ha detto il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble. La linea della Vigilanza l’ha espressa ieri il governatore della banca centrale austriaca e consigliere Bce, Ewald Nowotny: «C’è un sentimento generale sul fatto che rinviare la cosa per troppo tempo non sarebbe positivo», ha detto spiegando i motivi del No (ancora ufficioso) alla proroga di 20 giorni all’aumento chiesta da Mps. Nowotny ha comunque invitato alla «cautela» visto che Siena è «rilevante dal punto di vista sistemico».

Nel frattempo però la banca lavora per ottenere da Consob l’ok alla nuova offerta di scambio di bond in azioni, rivolta sia agli investitori professionali sia ai risparmiatori mentre le banche d’affari guidate da J. P. Morgan e Mediobanca proveranno a collocare le nuove azioni a quegli investitori che si erano mostrati interessati lo scorso novembre. L’obiettivo è far partire l’operazione-bis così da tentare di chiudere l’operazione entro Natale.

Ma in Consob finora sarebbe arrivata solo un’informativa sommaria sul board di domenica sera dedicato al piano-bis, non però un supplemento all’offerta né l’indicazione di come Mps vorrà superare il vincolo di non proporre lo scambio bond-azioni ai clienti che non avessero il giusto profilo di rischio (cioè la «adeguatezza bloccante» prevista dalla direttiva Ue sul risparmio, la Mifid).

Dalla nuova conversione Mps stima di recuperare 1-1,5 miliardi, da aggiungere al miliardo già convertito. E si confida sempre nel fondo sovrano del Qatar, Qia, che dovrebbe investire 1 miliardo, a detta di fonti vicine alle banche d’affari che lavorano su Mps. Anche se di segnali concreti non se ne vedono. «L’intervento dello Stato diventa sempre più probabile man mano che le condizioni peggiorano e il tempo passa», hanno scritto ieri gli analisti di Kepler.

Fabrizio Massaro

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