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Mps, Morelli non si ricandida Un tris di nomi per il futuro

MILANO

Rimesso in piedi il Monte, Marco Morelli, alla guida di Mps da fine settembre 2016, si prepara a chiudere la sua esperienza a Siena.

Il manager ha comunicato al consiglio di amministrazione e ai membri del comitato di direzione, di aver informato il Tesoro della sua indisponibilità al rinnovo dell’incarico, in scadenza con l’assemblea di bilancio del prossimo 6 aprile.

«È stata un’esperienza di tre anni e mezzo umanamente e professionalmente straordinaria. La banca ha riconquistato il posto che merita sul mercato grazie al contributo di tutti i colleghi, del management e dei membri del consiglio di amministrazione, tutti ben coscienti che Mps è un’importante realtà del Paese», ha sottolineato in una nota Marco Morelli, la cui scelta non sarebbe comunque legata a dissidi con l’azionista.

Tra i possibili successori c’è un tris di nomi in pole position: viene indicata innanzitutto come molto probabile Marina Natale, ex UniCredit e attualmente ceo di Amco. Per la Natale, del resto, sarebbe un passaggio sotto le insegne dello stesso azionista, cioè il Tesoro che controlla anche Amco.

Ma tra i nomi che circolano in queste ore ci sarebbe anche quello di Fabio Innocenzi, ex-Carige, e Mauro Selvetti, ex-Creval. Proprio ieri il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri si è complimentato con l’amministratore delegato, indicando che, tra l’altro, il Tesoro sta «discutendo con la Commissione europea su meccanismi ulteriori di pulizia dei credito deteriorati» di Mps e che «la soluzione sarà di mercato e nei tempi previsti».

Proprio su quest’ultimo fronte sono prevedibili novità a breve. La trattativa tra il Mef e la Commissione Ue sul piano di derisking del Monte sta proseguendo ed è atteso il giudizio della Direzione Concorrenza (DgCom). Tema di dibattito è la vendita di un portafoglio di crediti deteriorati di Mps per 9,7 miliardi di euro, un pacchetto importante per dimensioni che dovrebbe finire proprio alla Amco guidata da Marina Natale.

Il nodo resta appunto il valore di passaggio di questo pacchetto di crediti problematici, transazione che per la Direzione Concorrenza deve rispondere a criteri di mercato e non essere considerata come aiuti di Stato.

L’operazione di cessione del maxi-portafoglio di crediti resta propedeutica alla vendita di Montepaschi da parte dello Stato, che si è impegnato con Bruxelles a uscire dal capitale di Mps entro il 2021.

Una Mps “ripulita” dai crediti problematici potrebbe attivare l’interesse di altre banche (come BancoBpm), soprattutto alla luce del consolidamento messo in atto dall’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca.

Il nuovo amministratore delegato, che arriverà al posto di Marco Morelli, sarà dunque molto probabilmente un traghettatore in grado di portare nel giro di un anno la banca senese al futuro matrimonio con l’uscita quindi del Mef.

L’attuale board sarà comunque in scadenza il prossimo 6 aprile e a quel punto gli attuali azionisti (in primo luogo il Tesoro con il 68% della compagine) dovranno provvedere a nominare i nuovi amministratori. Lo statuto di Mps prevede che le liste debbano essere depositate al massimo 25 giorni prima dell’assemblea degli azionisti.

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