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Mps: Morelli ceo, Tononi si dimette

Dimissioni a sorpresa del presidente dopo la nomina dell’ad che succederà a Viola
Banca Monte Paschi di Siena trova il suo nuovo amministratore delegato, Marco Morelli. Ma nel contempo perde a sorpresa il suo presidente, Massimo Tononi, dimessosi dal vertice dell’istituto.
È questo l’esito di un Cda fiume, iniziato ieri a Milano alle 15 e conclusosi dopo le otto di sera. Una riunione durante la quale è stata discussa anche l’uscita del ceo Fabrizio Viola, che ha partecipato al vertice solo per la parte di sua competenza. Formalmente, Tononi ha fatto un passo indietro a «fronte del completamento della fase preliminare dell’operazione di rilancio della banca che, con l’assemblea di prossima convocazione, prenderà definitivo avvio», come si legge in una nota dell’istituto. Tononi rimarrà dunque in carica fino all’assemblea straordinaria, prevista per fine ottobre-inizio novembre. In quell’occasione dovrà arrivare il via libera all’aumento di capitale necessario per ricapitalizzare la banca dopo la cessione di 9,2 miliardi di sofferenze. Da escludere che la mossa di Tononi sia da ricondurre a qualche contrarietà rispetto alla figura di Morelli in sè o ai dettagli del piano di salvataggio, scelte anzi entrambe approvate dallo stesso presidente uscente. Più probabile invece che con le sue dimissioni l’ex sottosegretario al Tesoro abbia voluto segnalare il suo dissenso rispetto all’uscita di Viola, con cui aveva condiviso tutte le scelte manageriali. Peraltro va detto che, una volta che la ripatrimonializzazione arriverà a buon fine, la banca avrà un nuovo assetto proprietario, in cui oggi spicca come primo azionista il Tesoro. Sarà dunque compito dei futuri soci di Mps definire eventualmente la nuova governance, e quindi nominare anche una nuova presidenza. Possibile insomma che l’ex numero uno di Borsa Italiana abbia voluto – con eleganza, visto che non era richiesta – anticipare un’uscita di scena che poteva rendersi forse necessaria a fronte di un cambiamento strutturale dell’azionariato. Certo in occasione della prossima assemblea ci sarà da eleggere un nuovo presidente.
Il nuovo manager
Se il passo indietro di Tononi era del tutto inatteso, totalmente prevista la nomina ad amministratore delegato di Marco Morelli, che è stato votato all’unanimità. Nato a Roma, 55 anni fa, Morelli assumerà la carica di a.d. e direttore generale a partire dal prossimo 20 settembre. Morelli – la cui nomina è soggetta all’avallo ufficiale della Bce, che però ha già dato un ok informale – è stato scelto dal Cda «in virtù della sua rilevante esperienza internazionale unita alla profonda conoscenza del settore bancario italiano», come si legge in una nota.
Morelli è da ottobre 2012 è vice chairman di Bofa Merrill Lynch per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa e numero uno per l’Italia. In questo ruolo, complice anche l’esperienza precedente al vertice di Jp Morgan, ha sviluppato una rete importante di conoscenze e competenze sul fronte dell’investment banking che potrebbero rivelarsi essenziali in vista dell’aumento di capitale da 5 miliardi che la banca senese dovrà mettere in pista. Non solo. In precedenza, da marzo del 2010, Morelli è stato direttore generale vicario e deputy Ceo di Intesa Sanpaolo. E ancor prima, da giugno 2006 a febbraio 2010 ha rivestito il ruolo di vice direttore generale della stessa Mps, il più giovane della storia della banca. Due anni, quelli maturati durante l’era del presidente Giuseppe Mussari e del direttore generale Antonio Vigni, durante i quali Morelli (che è risultato del tutto estraneo al sistema Mussari, come dimostrato dall’archiviazione della Procura) ha rivestito il ruolo di direttore finanziario della banca e amministratore delegato di Mps Capital Services Banca per le imprese fino al febbraio 2010. Le competenze sul fronte retail, combinate alla profonda conoscenza della realtà senese, si sono insomma dimostrate decisive per la sua nomina.
A distanza di sei anni, Morelli torna dunque a Siena. Due i dossier sul tavolo: la messa a punto del piano industriale, che era in lavorazione, e doveva essere presentato a fine mese, ma è realistico che venga ritardato di qualche settimana. E poi l’aumento di capitale da 5 miliardi, che potrebbe essere ridimensionato nell’ammontare, anche grazie alla conversione dei bond subordinati in mano agli investitori istituzionali.
Il manager, in linea con le condizioni economiche applicate a Viola, percepirà una retribuzione annua lorda di 1,865 milioni: 1,4 milioni come d.g., a cui si aggiungono di 465mila euro (di cui 65mila per la carica di consigliere) come a.d.. Prevista una parte variabile che sarà determinata annualmente a fronte del raggiungimento di obiettivi determinati in coerenza con il piano industriale.

Luca Davi

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