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Mps, missione di Morelli alla Bce Le ipotesi sul salvataggio di Stato

I vertici di Mps volano oggi a Francoforte in Bce per informare i vigilanti dell’Ssm guidati da Danièle Nouy dello stallo in cui si trova il salvataggio di Mps — che deve terminare entro dicembre per ordine della stessa Bce — dopo la crisi di governo. E si valuterà anche l’ingresso dello Stato nella banca senese. Slitta così a domani il board dell’istituto presieduto da Alessandro Falciai e guidato da Marco Morelli previsto per oggi per valutare lo stato d’avanzamento della ricapitalizzazione da 5 miliardi, salutare l’arrivo del fondo sovrano del Qatar, Qia, come «anchor investor» e avviare l’aumento vero e proprio sul mercato per 2,5 miliardi residui, necessari dopo vendita di 28 miliardi di sofferenze bancarie.

Le dimissioni annunciate da Matteo Renzi dopo la sconfitta al referendum costituzionale hanno reso più difficile la realizzazione del salvataggio di Mps: hanno frenato in particolare degli investitori arabi, imponendo di fatto un rinvio fino a venerdì, se non al weekend, per valutare se ci sono ancora spazi per un’operazione di mercato. In caso contrario sarà necessario un intervento pubblico, ovvero il salvataggio da parte dello Stato. La terza ipotesi è un rinvio del termine imposto dalla Bce così da dare più respiro alla banca, anche se Mps resterebbe nell’incertezza per due-tre mesi ed esposta al rischio di una fuga di capitali.

Si discuterà di tutto questo oggi in Bce. E si valuteranno i vari scenari. Il primo, quello sul quale si lavora da mesi, è l’aumento con capitali privati. Dopo l’adesione alla conversione in azioni per 1 miliardo da parte degli obbligazionisti subordinati (su 4,3 miliardi di titoli emessi) era attesa ieri la decisione del Qatar su un investimento fra 500 e 1,5 miliardi, che però aveva posto proprio la stabilità del governo tra le condizioni per investire. Se il quadro politico si chiarirà in pochi giorni, è possibile che i qatarini (assistiti da Rothschild) sciolgano la riserva. Se non succederà, salterà anche la pre-garanzia del consorzio delle 8 banche capitanato da JPMorgan e Mediobanca, che ieri hanno appunto deciso di aggiornarsi. A quel punto però potrà esserci solo il piano B.

Per l’intervento del Tesoro le forme tecniche sono diverse: dall’acquisto di Coco-bonds a una ricapitalizzazione precauzionale, dalla garanzia pubblica sull’aumento alla conversione forzata — dunque un burden sharing — dei bond subordinati, anche se non è chiaro se riguarderà solo i titoli in mano ai fondi istituzionali o anche quelli dei risparmiatori. In questo quadro ieri il titolo, pure tra oscillazioni, ha chiuso in un calo contenuto -4,2%.

Fabrizio Massaro

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