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Mps mette al sicuro il capitale. In porto l’ultimo subordinato

L’occasione, propizia, l’ha data il mercato, che da tempo attraversa una fase di bonaccia. E a sfruttarla è stata anche Mps, banca che da sei mesi attendeva di presentarsi sul mercato del debito. La banca senese ha dunque colto la finestra positiva e ieri ha piazzato un bond subordinato tier 2 da 400 milioni di euro.

Per l’istituto guidato da Marco Morelli si tratta di un passo fondamentale nella road map imposta dalla Commissione Ue. Con questo collocamento la banca raggiunge infatti i target fissati da Bruxelles, che stabilivano a 1,45 miliardi l’obiettivo del funding plan tra il 2019-2021.

Non era una mossa dall’esito scontato, quella realizzata ieri da Montepaschi. La banca è a tutt’oggi in pieno turn-around e il suo livello di rischio percepito è ancora elevato.Non a caso, l’obbligazione – che secondo Bloomberg ha raccolto una domanda superiore a 925 milioni di euro – paga una cedola fissa pari all’8% annuo: ben di più rispetto a quanto offerto da due Additional Tier 1 perpetui da 400 milioni emessi nei giorni scorsi da Ubi (5,875%) e da BancoBpm (6,125%).

La notizia positiva, oltre al ritorno sul mercato, è che oggi il Monte paga meno rispetto al 10,5% offerto lo scorso luglio, quando la banca aveva collocato un Tier 2 decennale da 300 milioni di euro. Segno che il clima sul mercato dà segnali rinfrancanti. «Sono buoni giorni, anche perché i rating sono cambiati e con questo abbiamo chiuso il commitment» sui subordinati, ha detto Stefania Bariatti, presidente della banca. E che l’umore attorno alla banca controllata dallo Stato sia un po’ più positivo rispetto al passato lo dimostra anche il rialzo del titolo, balzato di oltre il 20% circa nell’ultimo mese. Merito, soprattutto, del miglioramento dell’outlook e di alcuni rating da parte dell’agenzia americana Moody’s, che nei giorni scorsi per la prima volta dopo sette anni ha alzato il giudizio sul merito di credito autonomo (stand alone) di Siena da “Caa1” a “B3” e trasformando in positivo l’outlook che prima era negativo.

L’attenzione del mercato e gli sforzi del management guidato da Marco Morelli, in verità, sono tutti rivolti al nodo dei crediti deteriorati. L’azionista di riferimento, il Mef, come noto sta trattando con Bruxelles i termini relativi allo scorporo di circa 10 miliardi di Npl e del relativo conferimento ad Amco, società di gestione e recupero crediti anch’essa controllata dal Tesoro. Al momento, a quanto risulta al Sole, da parte del governo non è stata presentata alcuna istanza formale a Bruxelles, nè alcuna decisione è stata presa dall’Ue. Le trattative insomma sono in corso. Punto fermo dell’Ue è che l’eventuale differenza tra i prezzi di cessione e il prezzo di mercato dei crediti deteriorati debba essere considerata aiuto di Stato e come tale trattata. D’altra parte il Mef punta a chiudere un deal che minimizzi l’impatto sugli indici patrimoniali della banca, evitando nel contempo possibili contestazioni dalla Dg Comp. Da qui l’ipotesi dello scorporo (non proporzionale) dei crediti in cambio di azioni tra le due realtà controllate dal Tesoro, che però bilancino eccessivi benefici in capo ai soci privati di Mps, che si ritroverebbero d’altra parte una banca ripulita dal fardello degli Npl e pronta per essere oggetto del risiko bancario.

Se è vero che secondo alcune letture i tempi potrebbero essere maturi per avere un qualche riscontro da parte di Bruxelles entro il 24 gennaio, qualcuno in verità sostiene che affinchè l’Ue possa fornire una risposta potrebbero occorrere diverse settimane, con un allungamento dei tempi inizialmente previsti, magari a valle dell’assemblea di aprile che dovrà nominare il board.

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