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Mps, maxiperdita di 5,4 miliardi e aumento più pesante

La cura per salvare Mps è stata più pesante del previsto: la banca senese chiude l’anno con una maxi-perdita di 5,34 miliardi, ben oltre i 3 miliardi attesi dagli analisti, a causa di 7,82 miliardi di rettifiche sui crediti nate da una stretta sulle valutazioni. Il salasso è stato in parte assorbito da 2,3 miliardi di benefici fiscali sulle perdite. In più, per colmare l’ammanco patrimoniale di 2,11 miliardi indicato dalla Bce, Mps innalzerà a 3 miliardi l’aumento di capitale dall’iniziale proposta di 2,5 miliardi di euro. La maxi perdita del 2014 segue quella di 1,4 miliardi del 2013 e rappresenta l’undicesimo trimestre in perdita della banca presieduta da Alessandro Profumo e guidata da Fabrizio Viola. 
Mps dovrebbe risolvere così i propri problemi patrimoniali e ritrovarsi anche con le spalle più larghe, visto che il tasso di copertura dei crediti deteriorati è stato portato al 48,9% dal 41,8% di fine 2013. Inizialmente Francoforte aveva richiesto una soglia minima di patrimonio (il cosidetto Cet1 ratio) provvisoria del 14,3%, ma ora quell’asticella di patrimonio si è ridotta al 10,2%. E con l’aumento fino a 3 miliardi la banca può raggiungere un livello di stabilità superiore, all’11,4%, una volta restituiti al Tesoro anche gli 1,071 miliardi di Monti Bond residui. La ricapitalizzazione sarà pre-garantita dallo stesso consorzio guidato da Ubs, Goldman Sachs, Citi e Mediobanca che già si era impegnato per 2,5 miliardi. Sale così a 8 miliardi il capitale fresco chiesto ai soci nel giro di un anno, se si considera anche l’aumento da 5 miliardi dello scorso giugno e servito per rimborsare i primi 3 miliardi di Monti Bond. Mps comunque può affermare ora di avere la «capacità attuale e prospettica di rispettare gli obblighi aggiuntivi» con la Bce.
A Siena sembrano tirare il fiato: «Il periodo di incertezza dopo il comprehensive assessment è ormai concluso», ha detto Viola. «La buona notizia è che nonostante un 2014 complesso la banca è riuscita a completare i propri programmi in termini di riduzione dei costi e di aumento dei ricavi. Consideriamo completamente risanato il bilancio e guardiamo con fiducia al 2015».
La cura è stata dura: sono usciti 5.200 dipendenti, che diventeranno 8 mila entro il 2017. E le filiali si sono ridotte ancora. Oggi sono 2.186: il gruppo sta tornando ai circa 2 mila sportelli pre-Antonveneta.
Mps sottolinea però il trend positivo dei ricavi primari, con il margine di interesse «core» a + 3%, le commissioni nette a +2,4%, e i costi operativi in calo del -2,2%. Il risultato prima delle rettifiche è in crescita del 28% a 1.473 milioni. «Sotto molti punti di vista abbiamo fatto meglio dei concorrenti», ha detto Viola. Adesso bisognerà capire chi sottoscriverà l’aumento, se il mercato oppure qualche istituto cui farà gola una banca finalmente pulita.
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