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Mps, maxiaumento e cessioni

MILANO — L’aumento di capitale da 1 miliardo per Mps è «inevitabile» se si vuole mantenere l’autonomia dell’istituto e l’indipendenza del marchio. È stato chiaro ieri Alessandro Profumo, presidente della banca senese, nell’illustrare in assemblea i motivi che hanno portato all’approvazione della ricapitalizzazione richiesta anche dalla Banca d’Italia, oltre che a modifiche statutarie che rafforzano i poteri del consiglio d’amministrazione su cessione di rami d’azienda e sulla nomina di dirigenti. L’operazione comunque non partirà a breve e sarà rivolta a soggetti «non industriali», dunque non altre banche, «perché non vogliamo vendere la banca». Ma quei capitali servono perché vanno ripagati i Tremonti bond: Mps ne avrà almeno 3,4 miliardi complessivamente tra gli 1,9 da rinnovare e gli 1,5-1,7 che saranno sottoscritti non appena ci sarà il via libera dell’Unione Europea, «sicuramente entro l’anno», ha detto l’amministratore delegato Fabrizio Viola, «ma non abbiamo aggiornamenti rispetto al decreto di agosto».
«Diciamolo con chiarezza: con l’attuale piano industriale l’aumento è necessario», ha replicato Profumo al presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, primo socio con il 34,9%, che ha votato sì pur chiedendo di ricorrervi «solo se strettamente necessario». Di conseguenza la senesità della banca — già diluita con la coppia di vertice Profumo-Viola — è destinata a diminuire ancora, ma nel senso del controllo e non invece nell’essere «operatori profondamente radicati nella comunità di riferimento». Comunque non ci sono candidati a entrare nel capitale: «Vedo sorridere», ha commentato Profumo rivolto alla platea affollata di piccoli soci locali e sindacalisti che protestavano, «ma se qualcuno conosce chi è in grado di investire un miliardo di euro in una banca in un Paese che ha dei problemi, ce lo faccia sapere». Per agevolare l’ingresso di investitori Mps potrebbe togliere l’attuale limite del 4% al diritto di voto.
L’aumento da 1 miliardo — la cui delega è esercitabile entro il 2015 — è senza diritto di opzione per gli attuali soci: questo ha fatto rumoreggiare gli azionisti di minoranza, perché condannati alla diluizione. Ma esso si è reso necessario perché velocizzerà i tempi dell’aumento e determinerà meno volatilità. Per venire incontro agli attuali soci, Mps potrebbe piuttosto assegnare loro un warrant, «non cedibile e nemmeno gratuito, per sottoscrivere ai prezzi di mercato le nuove azioni».
Il deficit patrimoniale di Mps per 1,7 miliardi è stato determinato dall’esposizione per 27 miliardi ai titoli di Stato italiani e come retaggio dell’acquisizione di Antonveneta, decisi dal precedente management con Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. Un’eventuale azione di responsabilità è però per ora esclusa: «Non ci sono gli elementi», ha detto Profumo.
Per recuperare la redditività necessaria a salvaguardare l’autonomia è fondamentale attuare il piano industriale, hanno ribadito Viola e Profumo, e dunque l’accordo con i sindacati sui 4.600 esuberi di cui 2.300 esternalizzazioni. L’accordo con le sigle sindacali non c’è ancora e anzi il braccio di ferro è teso, ma Viola ha auspicato una ripresa del confronto. Poi c’è il capitolo delle dismissioni: la volontà c’è ma sui tempi c’è incertezza, come ha dimostrato la cessione del 60% di Biverbanca a Cr Asti. Intanto dal punto di vista operativo Viola ha detto di attendersi nel terzo trimestre «un risultato positivo sul lato della raccolta diretta».

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