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Mps, l’obiettivo è di 3 miliardi per Atlante bis

Obiettivo 3 miliardi di euro. Sarebbe questo il target di raccolta per far partire Atlante bis. Il veicolo promosso da Quaestio Sgr, come noto si propone anzitutto di smobilizzare il fardello da circa 10 miliardi di euro di sofferenze nette di Banca Mps, e metterla in sicurezza in vista degli stress test in arrivo a fine luglio. Ma non solo. Nelle intenzioni dei promotori, lo strumento dovrebbe dovrebbe dare una scossa decisiva al mercato dei crediti non performanti italiani. Per questo si sta tentando di raccogliere una somma tale da generare la giusta potenza di fuoco. Secondo alcune simulazioni, con tre miliardi cash a disposizione, grazie all’effetto leva (basta l’acquisto della maggioranza della tranche equity del credito cartolarizzato, giudicata più rischiosa, per deconsolidare l’intero credito dal bilancio di una banca), Atlante bis potrebbe arrivare a smuovere, nella migliore delle ipotesi, fino a 30 miliardi di Npl lordi.
Con una suddivisione dei crediti cartolarizzati (il cosiddetto “tranching”) ancor più favorevole, e con l’inserimento accanto alla tranche senior (a basso rischio) anche di un mezzanino, il fondo potrebbe arrivare a smuovere fino a 40-50 miliardi di sofferenze lorde. Un bel colpo per un mercato come quello italiano, su cui pesano circa 200 miliardi di crediti deteriorati. Il progetto di fatto è in via di costituzione. E proprio sulle speculazioni di un’imminente risoluzione del nodo npl per la banca di Siena, il titolo dell’istituto ha chiuso la seduta in rialzo del 4,25% a 0,34 euro.
Atlante bis, che come noto avrebbe il nome provvisorio di Giasone, avrebbe la natura di Fondo alternativo di investimento al pari del suo omonimo Atlante del quale sarebbe, di fatto, una nuova linea di business. In virtù di questo è prevista anche in questo caso l’introduzione di un comitato di investitori in rappresentanza dei diversi finanziatori. Una cordata che via via sta prendendo forma. E della quale farebbe ovviamente parte la Cassa Depositi e Prestiti. In che misura è ancora tutto da stabilire. La partecipazione della Cassa, evidentemente, è legata a doppio filo con il contributo che daranno anche gli altri soggetti che saranno coinvolti. In quest’ottica è possibile che circa 1,7 miliardi vengano “ereditati” da Atlante stessa, somma che rappresenta l’avanzo di cassa non ancora impiegato dal fondo dopo le ricapitalizzazioni di Banca Popolare di Vicenza (1,5 miliardi ) e Veneto Banca (1 miliardo). Se così fosse all’appello mancherebbero circa 1,3 miliardi. E proprio parte di questa cifra verrebbe messa sul piatto da Cdp. Un investimento che avverrebbe secondo una logica ben precisa, simile a quella già impiegata per definire i contorni dell’ingresso in Atlante. In particolare, la Cassa vuole mantenere una presenza di assoluta minoranza per evitare che il progetto si configuri come possibile aiuto di Stato. In Atlante Cassa Depositi e Prestiti ha investito circa 500 milioni su un totale di 4,25 miliardi per una quota del 12,5%. Difficile dunque immaginare che la percentuale possa essere superiore nel caso di Atlante bis, più probabile, piuttosto, che la fetta sia leggermente inferiore. Ecco perché l’impegno sarà certamente minore di 500 milioni di euro. Tanto più che, considerato il possibile intervento delle Casse di Previdenza il quadro si potrebbe ulteriormente complicare. Prima di un loro intervento è necessario che venga riconosciuta la loro natura di ente privato. Oggi non è così: risultano infatti private per via del decreto legislativo 509 del 1994 ma tuttavia, a livello europeo, vengono considerate pubbliche poiché inserite nell’elenco Istat delle pubbliche amministrazioni. L’ostacolo va dunque rimosso, tanto più se si ambisce a un intervento sia della Cdp che delle Casse di previdenza
Ecco perchè nelle scorse settimane, oltre a Cdp e Sga, si è sondato l’interesse dei fondi di investimento internazionali, tradizionalmente interessati al business – potenzialmente molto redditizio – dei non performing loans. La scelta di costituire un fondo del tutto nuovo come Giasone nascerebbe proprio dalla volontà di attirare una classe di investitori verso un asset class diversa da quella su cui invece si è concentrato Atlante, ovvero il capitale delle banche. Che al contrario dei Npl non risulta particolarmente appealing agli occhi degli investitori speculativi.
L’interesse di massima da parte degli investment funds non mancherebbe. La divergenza tuttavia rimane attorno al tema del ritorno potenziale dell’investimento. Atlante offre un rendimento del 6%, i fondi da parte loro puntano a un interesse almeno doppio o superiore. Un gap difficile da colmare, a meno di sacrificare o l’interesse dei fondi stessi, o di ridurre il prezzo d’acquisto dei non performing loans.

Luca Davi
Laura Galvagni

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