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Mps, lo Stato sempre più padrone

Dal ministero dell’Economia arriva il decreto per la conversione in bond senior delle azioni Mps in mano agli ex detentori di obbligazioni subordinate della banca e anche l’ultimo tassello della ricapitalizzazione va al suo posto. Ieri pomeriggio, dopo che il titolo ha perso per la prima volta dalla riammissione in Borsa – un calo dell’1% circa l’arrivo del decreto e la registrazione da parte della Corte dei Conti ha aperto la strada alla salita dello Stato fino al 70% del capitale. Il ministero dell’Economia sborserà infatti circa 1,5 miliardi per acquistare le azioni dagli ex obbligazionisti subordinati, pagandole 8,65 euro l’una, ossia quasi il doppio della quotazione in piazza Affari. Ma Mps a controllo pubblico è appena tornata in Borsa che già si accendono le polemiche sul ruolo della politica – quella locale – nella gestione delle banche. A innescarle la denuncia del presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, al termine della presentazione della Giornata del Rispamio. «La politica a Siena in questi giorni sta cercando ancora una volta di mettere le mani sulla Fondazione», risponde a una domanda sulle dichiarazioni del capo della procura di Milano, Francesco Greco, davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche. Greco aveva avuto toni critici sulle Fondazioni bancarie. «Ripetere che le fondazioni introducono la politica nelle banche e non tengono comportamenti corretti sono affermazioni che non trovano riscontro nella realtà», replica Guzzetti. Il presidente dell’Acri ammette che però il ruolo negativo della politica nella vicenda Mps è innegabile. E anzi, il Comune – afferma – cerca di controllare la Fondazione approfittando di una condizione di forza non legittima: «Ho denunciato a suo tempo l’esistenza nella Fondazione Mps di uno statuto che non rispetta la legge Ciampi. La presenza di rappresentanti della politica locale è troppo elevata». Tanto più se, aggiunge Guzzetti, si cerca «di far firmare ai rappresentanti negli organi sociali una sorta di impegno di fedeltà verso l’amministrazione locale». Il riferimento è al tentativo del consiglio comunale di chiedere ai quattro componenti dell’organo di indirizzo della Fondazione, al momento della nomina, un impegno a rendere conto alle istituzioni locali. Il presidente della Fondazione Marcello Clarich ha chiesto un parere al ministero dell’Economia, che ha ribadito l’autonomia dei quattro rappresentanti: «Il parere ha dato quattro ceffoni al sindaco», dice Guzzetti. Ora Clarich rischierebbe la destituzione, anche se il sindaco di Siena, Bruno Valentini, smentisce questa intenzione. A rendere paradossale la vicenda è anche il fatto che ormai la Fondazione senese, un tempo “dominus” indiscusso della banca, con una quota del capitale sopra il 55%, si è ridotta ad avere un misero 0,1% di Mps, proprio perché non ha mai diversificato i suoi investimenti e si è fatto trascinare dalle ripetute cadute del Monte: il suo potere su Mps è quindi diventato praticamente inesistente.

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