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Mps, l’Ente in manovra sulla quota

La Fondazione Monte dei Paschi non ha ancora venduto, ma è pronta a farlo e potrebbe muoversi presto, molto presto. La notizia è in circolazione già da mercoledì, e viene letta positivamente dal mercato perché avrebbe l’effetto di avvicinare l’aumento di capitale e allontanare lo spettro della nazionalizzazione della banca più antica del mondo: per questo in Borsa resta altissima la tensione sul titolo Mps, che – dopo il balzo del 19% dell’altro ieri con volumi da primato – ieri ha chiuso in calo dell’1,7% ma di nuovo con scambi elevatissimi, visto che di mano è passato il 15% del capitale, nuovo primato per il titolo.
Ad alimentare gli scambi, monitorati da vicino dalla Consob, le ricoperture e altri movimenti speculativi, innescati dal trend al rialzo che da giorni vede protagonista tutto il settore del credito italiano, considerato il più sottovalutato in Europa. Principale intermediario resta Jp Morgan, ma protagonisti sarebbero investitori noti in Italia come Blackrock e Pimco, e soprattutto hedge fund; come Susquehanna International, che in base agli aggiornamenti di ieri della Consob sulle variazioni delle posizioni corte detenute dagli investitori istituzionali sui titoli quotati a Piazza affari, mercoledì ha ridotto lo short allo 0,48% dallo 0,52% del giorno precedente, o come Egerton Capital, scesa allo 0,63% dallo 0,85% del 10 dicembre 2013.
Ma secondo quanto risulta sarebbero in fase di definizione anche alcuni riposizionamenti strutturali, a partire da quello della Fondazione. Mercoledì, come riportato ieri da Il Sole 24 Ore e da altri quotidiani, l’attenzione degli operatori si è concentrata sulla vendita ai blocchi di pacchetti di titoli, sulle mosse della Fondazione Mps e quelle di alcuni hedge fund tra cui Och-Ziff Capital Management. Sia la Fondazione sia gli americani hanno smentito operazioni, rispettivamente, in vendita e in acquisto, ma a quanto si apprende l’informazione di una cessione dell’8% di titoli Mps ha circolato per ore sul mercato, e tanto è bastato a innescare l’impennata del titolo di mercoledì, in una vera e propria corsa alle ricoperture che ha riportato l’azione Mps ai massimi da quattro mesi, oltre quota 0,2 euro.
Ieri, si diceva, è stata una giornata di pausa. Per la corsa al rialzo, visto che il titolo ha ripiegato di quasi due punti, ma non per i volumi. Perché secondo diversi operatori la cessione di un pacchetto rilevante della banca da parte della Fondazione a uno o più fondi è già decisa. E così, la vendita di una quota vicino al 10% che probabilmente è stata bloccata all’ultimo minuto nella giornata di mercoledì potrebbe avvenire già nelle prossime ore, magari capitalizzando il balzo in avanti e quindi spuntando un prezzo migliore rispetto ai 16-17 centesimi a cui sarebbe stata ragionevolmente chiusa l’altroieri.
Secondo il comunicato diffuso ieri mattina dalla Fondazione, al 5 marzo l’ente si trovava ancora con il 31,48% della banca, cioè la quota storica ritoccata con la mini-cessione del 2% messo sul mercato a gennaio al prezzo di 0,18 euro. «Il momento è comunque foriero di novità», dicono a Siena, dove il riposizionamento dell’azionista di maggioranza relativa del gruppo bancario di Rocca Salimbeni, in fase di realizzazione e comunque dato per scontato, suscita reazioni diverse. C’è chi intravede la fine di una patologia legata al rapporto stretto con il sistema politico locale; chi teme l’arrivo d’investitori stranieri e il rischio di uno sradicamento territoriale; e c’è perfino chi auspica l’ingresso dello Stato nel capitale, se non addirittura la nazionalizzazione della terza banca del Paese.
Quella in atto è una partita doppia: da una parte la Fondazione vuole salvare il salvabile del proprio patrimonio (ormai «ridotto» a circa 700 milioni); dall’altra, il gruppo guidato da Fabrizio Viola cerca di raggiungere gli obiettivi del piano industriale concordato con Roma e Bruxelles, che tra le altre cose prevede un aumento di capitale da 3 miliardi (già approvato e atteso dopo maggio) destinato a rimborsare il 70% del finanziamento pubblico ricevuto con i Monti bond (2,5 miliardi su 4) e a pagare gli interessi relativi al 2013 su quei titoli.
Sul primo fronte, la Fondazione ha venduto e venderà quanto necessario della quota in Mps (almeno il 20% ancora) per coprire i propri impegni economici e magari mantenere una piccola partecipazione (3-5%) post-aumento di capitale. La cessione, a uno o più compratori, dovrebbe concretizzarsi entro questo mese (la pista più accreditata resta quella estera). Sul secondo fronte, Banca Mps si prepara a rendere noti i conti 2013 (il consiglio li esaminerà martedì prossimo) e intanto incassa uno spread in calo sotto i 180 punti. Le attese del mercato sono influenzate da questo scenario.

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