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Mps, l’ente dà fiducia a Clarich

Piena fiducia alla deputazione amministratrice e al suo presidente, Marcello Clarich. La resa dei conti interna alla Fondazione Mps, che ieri ha riunito sia la deputazione amministratrice che quella generale, si è conclusa nel segno della ragionevolezza. Le priorità per l’ente, d’altronde, sono altre: l’aumento di capitale della banca, su cui una decisione non si è ancora presa e la partecipazione non è affatto scontata, il rinnovo del patto e il percorso di risanamento della Fondazione stessa, che proprio ieri ha approvato un bilancio 2014 in rosso per 30 milioni e una svalutazione del patrimonio da 723 a 532 milioni.
Nella giornata intensa di ieri si è riunita prima la deputazione amministratrice, che ha ragionato, per ora per linee teoriche, sull’aumento e ha confermato fino a settembre l’incarico al dg uscente, Enrico Granata. Clima teso, vista la recente spaccatura quando, a marzo, c’è stato da votare la lista per il cda della banca e in particolare la presenza di Fiorella Bianchi: Clarich e la sua vice, Bettina Campedelli, contrari, erano stati messi in minoranza dagli altri tre componenti. Alla fine la lista – Bianchi compresa – era passata nonostante il parere negativo di presidente e vice ma soprattutto il mancato gradimento degli altri due soci pattisti, Btg e Fintech; che, a quel punto, si sono rifiutati di firmare una lettera, già pronta, in cui garantivano alla Fondazione la nomina del successore di Alessandro Profumo, che si dimetterà in estate.
La ferita, si diceva, resta aperta ma la deputazione generale – cui spetta la nomina di quella amministratrice – ha optato per la continuità. Nella riunione, coordinata dal consigliere anziano Riccardo Campa perché Clarich ha preferito uscire dalla sala visto il coinvolgimento in prima persona, nessun voto di fiducia nè tanto meno di sfiducia: alla fine, si è convenuto di confermare pienamente il mandato all’attuale deputazione amministratrice, auspicando che in futuro si agisca con maggiore concordia.
La prossima prova sarà quella dell’aumento di capitale. Di cui ieri si è iniziato a ragionare anche in Deputazione generale: per ora, si apprende, nessun orientamento sembra prevalere; si deciderà comunque a breve, quando – comunicate le condizioni dell’aumento – sarà più facile orientarsi tra salvaguardia del patrimonio e difesa del ruolo all’interno della banca. Un dato è certo: il 2,5% nel Monte, ora svalutato da 196 a 86 milioni, è ben lontano dal tetto del 33% del patrimonio previsto dalla riforma delle fondazioni, quindi almeno in teoria lo spazio di manovra c’è.
Prossima scadenza, al riguardo, quella dell’8 maggio, quando la banca riunirà il cda per approvare la prima trimestrale, il nuovo piano industriale e le condizioni per l’aumento. Sempre la settimana prossima, il cda valuterà i requisiti d’indipendenza dei consiglieri, tra cui quelli di Fiorella Bianchi: la consigliera, comunque, non sembra a rischio di decadenza vista l’ampia pattuglia di indipendenti.
Sempre ieri, da registrare alcune dichiarazioni di Alessandro Profumo: «Quando si parla di aggregazioni non se ne parla perché uno si diverte a giocare a Risiko – ha detto il manager a una tavola rotonda al consiglio nazionale della Fabi – ma perché bisogna ridurre la struttura di costo nel suo insieme».

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