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Mps, la Procura “Profumo e Viola da archiviare sul caso degli Npl”

Nuova richiesta di archiviazione per Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, indagati per falso in bilancio in uno dei filoni sulla gestione della banca: quello relativo alla contabilizzazione dei crediti deteriorati (i cosiddetti Npl). La richiesta è stata presentata dalla Procura di Milano. Nei giorni scorsi invece i due manager, all’epoca dei fatti rispettivamente presidente e amministratore delegato del Montepaschi, erano stati rinviati a giudizio per la tranche di indagini relative alla contabilizzazione dei derivati Alexandria e Santorini, dopo che i pubblici ministeri avevano chiesto anche in questo caso l’archiviazione ( e poi il proscioglimento). I pm nei mesi scorsi avevano chiesto l’archiviazione anche per l’altra ipotesi di reato, quella di ostacolo all’attività di vigilanza.
Sul filone relativo agli Npl toccherà ora al Gip decidere, ma se gli azionisti che hanno denunciato i vertici di allora faranno opposizione all’archiviazione si dovrà fissare l’udienza preliminare.
Nel frattempo procede il cammino di recupero del titolo in Borsa. Venerdì scorso, a valle dei conti trimestrali in cui la banca ha rivisto l’utile, Mps aveva guadagnato oltre il 17%; ieri ha fatto il bis, anche se con meno slancio, salendo ancora del 2,5%. Ma il bilancio del Monte a Piazza Affari è ancora largamente in perdita: dal suo esordio a 4,55 euro con la riammissione in Borsa, lo scorso 25 ottobre, il titolo è ancora in calo del 27,9%. Ed è ancora molto oneroso il conto per lo Stato azionista ( al 68%), che ha investito nella banca 5,4 miliardi e ora si ritrova una partecipazione che ne vale 2,93 (nonostante i rialzi degli ultimi due giorni).
A vedere il bicchiere mezzo pieno, la banca sembra comunque aver preso la direzione del rilancio, almeno a vedere i conti del primo trimestre rispetto a quelli del trimestre precedente ( rispetto ad un anno prima invece il business non segna ancora la ripresa). E proprio ieri il Monte ha comunicato di aver perfezionato la vendita al Cerved e a Quaestio della piattaforma Juliet per la gestione dei crediti deteriorati, con un incasso di 52,6 milioni e, in prospettiva, un possibile supplemento di 33,8 milioni sui risultati 2020 e 2025. Piccoli passi, che dovrebbero accompagnarsi con una gestione più aggressiva – rispetto ai target di piano – anche delle prossime cessioni di Utp, quei crediti un tempo definiti “incagli”, al primo stadio di difficoltà. Se la tabella di marcia procederà spedita sarà un pochino più semplice il compito del Mef, che deve uscire dal capitale della banca entro il 2021 ma già entro la fine del 2019 anno dovrebbe presentare una “ road map” a Bruxelles su come intende procedere.

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