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Mps, la parola al Tesoro

Il Montepaschi non può avere nessuna preferenza in caso di aggregazione, perché la decisione spetta al Tesoro. Sulle varie ipotesi di matrimonio che potrebbero coinvolgere l’istituto senese «decide l’azionista», che detiene il 68% del capitale dopo il salvataggio avvenuto con la ricapitalizzazione precauzionale. La precisazione è arrivata da Stefania Bariatti, presidente di Mps, che ha confermato il fatto che già lo scorso anno il cda aveva valutato le diverse opzioni da presentare al Tesoro. Tuttavia «non possiamo avere preferenze, è l’azionista che deve decidere come massimizzare al meglio la quota».Nelle ultime settimane sono riprese le discussioni fra i tecnici del ministero dell’economia e la Direzione generale concorrenza della Commissione europea. Secondo il piano concordato con la Bce, il Tesoro dovrà comunicare entro fine anno come intende uscire dal capitale di Mps, anche se non è esclusa una proroga a metà 2020, con l’uscita attesa entro il 2021. Il tutto in linea con la normativa comunitaria sugli aiuti di stato. Recentemente Alessandro Rivera, direttore generale del Tesoro, ha sottolineato che si stanno valutando scenari di consolidamento in vista dell’uscita dalla banca senese.

Anche Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, una delle realtà indicate come partner ideale, ha spiegato che «ci sta lavorando il governo e ci stanno lavorando, all’interno della banca, i manager e il consiglio». Comunque «non si è ancora nemmeno capito quali siano le tempistiche: quindi io li lascerei lavorare in pace, poi chiaramente se ne potrà parlare».

Sulla carta tutto sembra possibile, come ha detto Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Cr Cuneo che detiene il 5,9% di Ubi. Quest’ultima, secondo Genta, dovrebbe valutare attentamente tutti i possibili partner per un’eventuale aggregazione: oltre a Banco Bpm e Bper, anche il Monte dei Paschi.

Gli analisti, dal canto loro, ritengono che dal punto di vista industriale avrebbe più senso un’operazione tra Ubi e Banco Bpm, che darebbe vita al terzo polo bancario italiano con una forte presenza nel Nord Italia.

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