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Mps, la Fondazione ha ceduto l’1,5% continua il boom di scambi in Borsa

Se è un rastrellamento è da maestri. Ma ieri a vendere è stata anche la Fondazione Mps, vista incrociare in offerta quote che riducono il suo 31,48% a poco più del 30% che è la soglia d’Opa. Nel frattempo in Borsa sulla banca senese si scambiava il 15,5% del capitale (si aggiunge al 12% di mercoledì) con prezzi prima in rialzo e infine giù dell’1,77% a 0,21 euro.
Gli operatori hanno trascurato le smentite mattutine. Quella dell’ente primo socio, che la Consob dopo un altro avvio forte aveva spinto a chiarire di non aver fatto compravendite mercoledì. E poi quella di Och Ziff, secondo voci compratrice dell’8% di Mps (operazione negata da un portavoce all’Ansa).
Ciò non toglie che il fondo hedge, che ben conosce il dossier per essere tra i compratori dei bond Fresh svenduti dall’ente Mps, possa aver costruito posizioni sintetiche o inferiori. Da giorni si vocifera di contatti tra i venditori senesi e 5-6 hedge anglosassoni (anche se non è detto che chi si muove in Borsa e i compratori finali di un 20-25% dall’ente coincidano). A Londra e New York c’è un ritorno di interesse per la carta bancaria italiana, ritenuta a buon mercato nel medio termine. Del resto a inizio settimana un 7,5% di Bankia, istituto spagnolo salvato dal governo,è stato ricollocato principalmente a fondi Usa a 1,5 volte i mezzi propri, il triplo del multiplo cui quota Mps.
Al di là di aspettative e congetture che crescono con l’avvicinarsi di un cambio di assetti a Siena, i grandi broker sul titolo vedono molto trading di giornata e ricoperture di fondi speculativi. Nei giorni scorsi le vendite allo scoperto erano risalite vicino al 10% delle quote Mps, per lucrare su cali futuri. Ma i timori che l’uscita di scena della Fondazione scatenasse un rimbalzo hanno fatto chiudere alcune posizioni “corte”; come quelle di Egerton (che ha ridotto lo scoperto dallo 0,85% allo 0,63%) e di Susquehanna (da 0,52% a 0,48%).
L’interesse sul titolo comunque avvantaggia tutti: Fondazione, banca, authority e governo, timoroso di nazionalizzare la banca se l’aumento da 3 miliardi — con cui ripagare 3 miliardi di Monti bond entro fine anno — non avrà luogo, portando a convertire tutti i 4,07 miliardi del prestito (dettagli emersi dalle motivazioni dell’ok Ue agli aiuti di Stato, pubblicati ieri). Lontano dai riflettori il management prepara il Consiglio di martedì. In cui oltre ai conti 2013, chiusi con un rosso atteso oltre il miliardo, il presidente Profumo e l’ad Viola contano di presentare il contratto di garanzia dell’aumento, in definizione con il pool bancario guidato da Ubs.
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