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Mps, per la cessione delle sofferenze è subito corsa al nuovo subordinato

Il via libera delle assemblee di Mps e Amco alla scissione di 8,1 miliardi di euro di Npl c’è. Ora però, affinché l’operazione diventi efficace, si tratta di trovare entro due mesi chi ci metterà i soldi per finanziarla, come richiesto dalla Bce.

La notizia positiva, benché scontata, è che nella giornata di domenica è arrivato il disco verde dai soci – in via telematica – all’approvazione del progetto di riduzione del perimetro della banca senese. Di fatto Mps “asciuga” il proprio perimetro attraverso la cessione di una significativa porzione del bilancio (attivi e passivi) ad Amco: dalla banca esce un pacchetto di crediti deteriorati da 8,14 miliardi di euro lordi (pari a 4,15 netti), suddivisi tra 4,8 di sofferenze e 3,3 miliardi di Utp, e in parallelo il capitale si riduce di 1,1 miliardi.

Questo passaggio, almeno nelle intenzioni del progetto (denominato Hydra), sarebbe poi propedeutico all’uscita del Tesoro dal capitale di Siene, dove è socio al 68%, entro il prossimo anno e al contemporaneo ingresso di un compratore, secondo i piani definiti con la Commissione Ue. La ricerca di un nuovo partner, in verità, è a dir poco in salita, anche per il peso della cause giudiziarie in capo alla banca, pari a oltre 10 miliardi. Al momento gli unici possibili pretendenti – UniCredit e BancoBpm – si tengono lontani dal tavolo. Piazza Gae Aulenti, sondata dal Mef, avrebbe imposto la “neutralità” sul capitale come condizione per proseguire ogni trattativa. Il che, tuttavia, significherebbe mettere sul tavolo da parte del Governo una dote minima di 3 miliardi. Senza contare la spada di Damocle delle cause giudiziarie, pari a circa 10 miliardi di euro. Da qui il nulla di fatto, per ora. Ancor più complicato, per certi versi, il potenziale interessamento anche di BancoBpm, che pure sarebbe stato contattato informalmente, ma senza gli esiti sperati da Roma. Anche per questi motivi diversi osservatori ritengono possibile che, in assenza di compratori, si debba necessariamente ragionare con l’Ue rispetto all’ipotesi di un allungamento della scadenza dell’uscita del Tesoro dal capitale, attualmente fissata al 2021.

Si vedrà. In uno scenario a tinte fosche, d’altra parte, l’istituto timonato da Guido Bastianini prova comunque a fare i passi avanti previsti dai piani concordati con l’Ue. Da qua dunque come detto l’ok dell’assemblea alla scissione di un pacchetto di 8,1 miliardi di Npl in favore di Amco, il veicolo controllato dal Mef dedicato al recupero di crediti deteriorati.

Con il via libera registrato nel week end – con una percentuale di voti favorevoli pari al 99,97% dei soci rappresentati in assemblea –, il capitale sociale della banca si riduce a fronte dell’annullamento di circa 137 milioni di azioni. Entro il 21 ottobre i soci di minoranza di Mps che non intendono aderire all’ingresso nel capitale di Amco potranno esercitare il diritto di recesso, e si vedranno riconosciuto il valore di liquidazione fissato in 1,339 euro per azione. In alternativa, potranno esercitare l’opzione asimmetrica che consente loro di non ricevere azioni Amco in cambio di azioni Mps e di accrescere di conseguenza la loro percentuale di partecipazione al capitale della banca.

Intanto, sotto il profilo societario, la banca lavora su due fronti. Da una parte prepara la revisione del piano industriale concordato a suo tempo con Bruxelles, i cui target – già sfidanti in fase di definizione – risultano oggi irraggiungibili, complice la pandemia. L’altro versante di attività è costituito dal collocamento dei bond subordinati necessarie a finanziare l’operazione di scissione. La prima condizione imposta da Bce – il collocamento di un TIer 2 da 250 milioni a condizioni di mercato – è stata soddisfatta all’inizio di settembre, quando la banca ha annunciato l’emissione di un subordinato da 300 milioni a tasso fisso, ad investitori istituzionali. Oggi però gli sforzi sono tutti concentrati sulla porzione “supplementare” di debito subordinato, stimata attorno ai 500 milioni, che se per il 70% potrà essere sottoscritto dal Mef, per il restante 30% dovrà essere coperta da privati.

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