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Mps, la Borsa fa il tifo per un partner

Mps vola in Borsa, +8, a 1,12 euro nella giornata in cui un consiglio straordinario presieduto da Patrizia Grieco ha affrontato ieri per la seconda volta in pochi giorni il tema degli accantonamenti per le cause da parte dei vecchi soci, dopo la condanna degli ex vertici Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, e dei livelli patrimoniali dell’istituto. Già venerdì un altro board straordinario aveva deciso di spostare da «possibile» a «probabile» il rischio legale. La banca non ha dato cifre. Si era parlato di 400 milioni in più per coprire richieste fino a 10 miliardi, giudiziali e stragiudiziali.

Il rialzo in Borsa — oggi Mps vale 1,2 miliardi — può apparire contraddittorio dato che la banca senese rischia di dover chiedere un aumento di capitale. Ma le attese del mercato sono per un’accelerazione della partita Mps. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sabato è stato chiaro: «Abbiamo definito un percorso di rilancio che passerà anche per una operazione di fusione con un partner sufficientemente forte da consentirle un futuro».

Quanto potrebbe servire a Mps, da qui a qualche mese? Secondo varie analisi, tra 1,5 e 2,5 miliardi; un miliardo che dovrà coprire l’ammanco patrimoniale che si determinerà a dicembre con cessione dei crediti deteriorati (npl) ad Amco; almeno 500 milioni per le cause; quindi ci saranno gli accantonamenti per i nuovi npl post-Covid, per le perdite del terzo trimestre che sarà approvato giovedì 5 e poi forse del quarto (il ceo Guido Bastianini, ha detto che Mps non guadagnerà fino al 2023), infine per sostenere l’attività ordinaria e per i nuovi esuberi — si parla di tremila posti — che verranno proposti con il nuovo piano industriale.

Il Tesoro ha il 68% e quindi dovrebbe coprire per gran parte dell’aumento. La Ue, si dice, non porrà ostacoli anche se Mps è in «ricapitalizzazione precauzionale». Ma perché mettere ancora soldi in Mps, dopo i 5,4 miliardi già versati nel 2017? Un’ipotesi che circola da tempo è per favorire la fusione con Unicredit, dando una dote alla banca guidata da Jean Pierre Mustier, che però ha sempre negato interesse. Il nodo è politico: una parte di M5S punta piuttosto a una grande banca pubblica fondendo Mps, Carige, PopBari.

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