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Mps, istruttoria Bankitalia per capire se basta il Monti bond e domani vertice Visco-Grilli

Una lunga istruttoria accompagna il sì della Banca d’Italia ai Monti-bond per salvare Mps travolta dallo scandalo. Quest’analisi, condotta ai massimi livelli, deve rispondere a tre domande-chiave. La prima, fondamentale: se i 3,9 miliardi appena autorizzati sono sufficienti o no. La seconda: se il nuovo management di Mps ha fatto progressi nell’attuazione del piano di risanamento e rilancio dell’istituto richiesto dalle autorità italiane e pure dalla Ue. La terza: quali siano stati i compiti dell’azione di vigilanza condotta nel tempo sulla banca senese.
Tre quesiti di non poco conto. Questo spiega come mai c’è voluta una riunione-fiume del direttorio di via Nazionale — praticamente l’interna giornata di sabato — per produrre il disco verde, trasmesso giusto ieri al ministro dell’economia, Vittorio Grilli, con una lettera firmata dal governatore, Ignazio Visco. I due ne parleranno faccia a faccia domani mattina nella riunione del Comitato per la stabilità, convocata non a caso in questo momento così delicato per l’istituto senese. Quello stesso giorno poi, nel pomeriggio, Grilli dovrà riferire al Parlamento. E dunque, spiegare fatti e circostanze.
Visco è partito ieri per Basilea, dove si tiene un summit del Financial Stability Board, l’organismo che si occupa della stabilità finanziaria a livello globale. Ma i suoi uffici continuano a lavorare no-stop, segno che a palazzo Koch l’attenzione su Mps non s’è affatto abbassata. Il governatore, che è una persona meticolosa, vuole essere pronto per dare al ministro tutta la “collaborazione”, come annunciato da lui stesso nei giorni scorsi, durante il Forum dell’economia di Davos. E “collaborazione” sarà data anche alla magistratura che indaga sulle operazioni sospette e sugli intrecci che hanno messo Mps nella condizione di dover ricorrere al sostegno pubblico, a questo “prestito a tasso elevato”, come tiene a puntualizzare il premier, Mario Monti, precisando anche che finora “lo stato non gli ha prestano un euro”. Non è azzardato ipotizzare che anche a Basilea, Visco si ritroverà a dover parlare di Mps con i suoi colleghi stranieri, interessati a capire bene i risvolti sistemici della faccenda:
la notizia ha fatto il giro del mondo, d’altra parte, essendo Mps la terza banca del paese. Ma su questo punto la linea del governatore, ripetuta anche a Davos, nei colloqui riservati come nelle dichiarazioni ai media internazionali, è rassicurante: l’istituto è ” solido” e con esso anche l’intero sistema nazionale.
I tre quesiti, comunque, sono lì. E l’istruttoria, meticolosa c’è da scommetterci, è indispensabile ai fini dei cosiddetti “profili di stabilità attuali e prospettici”, come vengono definiti in gergo tecnico. Ovvero, ai fini del futuro del Monte dei Paschi di Profumo e Viola, i due banchieri che adesso sono alla testa dell’istituto: ieri hanno usato anche Facebook per cercare di tranquillizzare la clientela. Sarà un caso, però è singolare che giusto adesso il primo, il presidente, in qualche maniera lanci l’ipotesi di un socio finanziario di lungo termine per Mps, un suo “sogno”, così dice. E il secondo, l’amministratore delegato, spieghi che non ci sono ancora “contatti” con questo possibile socio, pur augurandosi tempi non lunghi.
Viola parla anche del sì ai Monti bond pronunciato da Visco, dal direttore generale Saccomanni, e dai due vice Rossi e Panetta — ovvero dai membri della stanza dei bottoni di palazzo Koch che hanno partecipato al laborioso direttorio di sabato — come di un passo prezioso per fornire “un ulteriore elemento di tranquillità anche per i mercati”: oggi riaprono le Borse, Mps è un titolo quotato.

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