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Mps, inchiesta sui rapporti banca-politica

Una nuova indagine è stata avviata dalla Procura di Siena sui presunti rapporti tra gli ex dirigenti Mps ed esponenti della politica nazionale e regionale che per molti anni avrebbero “deciso” (secondo i pm Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso) l’assegnazione delle poltrone nel cda della banca. Al momento, secondo quanto si apprende da fonti giudiziarie, non ci sarebbe nessun nome nel registro degli indagati ma nel nuovo filone d’indagine sono confluiti numerosi documenti, note tecniche e diversi interrogatori di personaggi a vario titolo coinvolti nell’inchiesta Antonveneta e che erano stati omissati.
Un filone che è stato ampliato con grande riservatezza dai pm dopo che nell’inchiesta principale confluì un documento anonimo, sorta di “papello” nel quale si denunciava la spartizione delle poltrone nella banca senese decise da esponenti sia del Pd sia del Pdl e dove si facevano i nomi dell’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi e del senatore del Pdl, Denis Verdini. Entrambi hanno smentito l’accordo ma i pm di Siena in questi mesi hanno acquisito altre dichiarazioni che confermerebbero la spartizione. Tra queste vi sono quelle rese da Gabriello Mancini, ex presidente della Fondazione Mps, il quale ha raccontato ai magistrati che le nomine Mps erano «decise dalla politica» chiamando in causa Francesco Rutelli (che ha smentito), Gianni Letta e Silvio Berlusconi. «La mia nomina, come quella dell’avvocato Giuseppe Mussari alla guida della banca, fu decisa dai maggiorenti della politica locale e regionale e condivisa dai vertici della politica nazionale». Mancini ha spiegato ai magistrati che il suo sponsor principale per la nomina a presidente erastatoAlberto Monaci (nel 2006 Margherita e ora Pd), ora presidente del Consiglio regionale toscano. Questi gli riferì «che era stato trovato un accordo con i Ds. A Siena partecipavano l’onorevole Franco Ceccuzzi, il segretario provinciale della Margherita, Graziano Battisti, il sindaco e il presidente della Provincia».
Mancini ha poi spiegato ai pm che «l’onorevole Ceccuzzi mi riferì che anche per i Ds vi fu un assenso a livello nazionale» e che poi, lo stesso Mussari, «mi confermò di avere il sostegno del partito a livello nazionale». Per il via libera, invece, ad Andrea Pisaneschi quale esponente Pdl nel cdadi Mps e di Carlo Querci come «espressione dei soci privati», Gianni Letta telefonò a Silvio Berlusconi e poi richiamò Mancini dicendogli che «il presidente aveva dato il suo assenso». L’ex presidente di Banca Mps Giuseppe Mussari aveva «come punto di riferimento nel Pdl l’onorevole Verdini ». «Posso affermare che l’altra persona con cui Mussari aveva deirapporti era Gianni Letta. Ricordo che Letta affermava che Mussari era il suo riferimento in banca, mentre il sottoscritto era il suo riferimento in Fondazione». Intanto ieri pomeriggio i pm di Siena hanno nuovamente interrogato, su sua richiesta, Tommaso Di Tanno, ex presidente del collegio sindacale di Mps.
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