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Mps, inchiesta anche per insider trading

Una “talpa” all’interno del consiglio di amministrazione Monte dei Paschi di Siena ha avvertito in tempo reale due quotidiani, subito dopo che l’organo deliberante della banca aveva deciso di avviare l’azione di responsabilità e risarcitoria nei confronti dei passati vertici di Mps (l’ex presidente Giuseppe Mussari e l’ex dg Antonio Vigni) e delle banche d’affari controparti delle discusse operazioni strutturate Alexandria e Santorini.
La notizia, filtrata nella tarda sera del 28 febbraio era stata pubblicata la mattina dopo, qualche ora prima che la banca presentasse formale denuncia alla procura di Firenze. L’imbarazzo di Rocca Salimbeni è legato soprattutto alla fuga di notizie sulla «richiesta danni per responsabilità extra contrattuale» contro Nomura e Deutsche Bank. Per questo il cda del Monte ha inoltrato un esposto alla procura, e per questo ieri i pm Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, titolari delle inchieste, hanno ordinato di prima mattina le perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici dei due consiglieri Mps Michele Briamonte e Lorenzo Gorgoni. Che allo stato non sono indagati.
Il reato ipotizzato è insider trading, a carico di ignoti. Il fascicolo è stato aperto segnalando la violazione dell’art. 184 lettera B del Tuf, sulla comunicazione di informazioni privilegiate «fuori dal normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio ». Gli inquirenti hanno sottolineato che, in questo ennesimo filone dell’inchiesta sul Monte – una quindicina di indagati solo nella città del Palio – la banca ha agito in maniera corretta, ed è parte offesa.
Le perquisizioni a Briamonte e Gorgoni sono state effettuate dalla polizia valutaria a Torino, Lecce e Milano, sedi di loro uffici e abitazioni. «C’è stata massima apertura e collaborazione – ha detto l’avvocato Briamonte, legale nello studio Grande Stevens -. Non abbiamo fatto alcuna opposizione. È anzi interesse di tutti i nuovi consiglieri d’amministrazione indipendenti che emerga ogni verità in relazione alle vicende della società. Per quanto riguarda me personalmente, sono del tutto tranquillo». Stessa musica per l’ex presidente di Banca 121, comprata a caro prezzo dal Monte nel ‘99: «Posso serenamente affermare che le perquisizioni non hanno avuto alcun esito, né alcuna acquisizione documentale è stata effettuata – ha detto -. Ribadisco piena collaborazione con gli inquirenti onde accertare definitivamente la correttezza da me sempre tenuta nelle funzioni di consigliere». Ai due nomi gli inquirenti sarebbero arrivati indagando sulle posizioni da loro assunte su certe delibere di consiglio. Posizioni che i pm avrebbero visto riportate sulla stampa, anche in passato, “tracciando” così gli eventuali suggeritori.
Ma le perquisizioni non sono le uniche novità giudiziarie di ieri: i militari della Gdf hanno infatti eseguito ulteriori sequestri di denaro e titoli, pari a circa 6 milioni, nella disponibilità dell’ex responsabile area finanza di Mps Giuseppe Baldassarri – l’unico indagato in carcere – e di Alessandro Toccafondi, David Ionni e Antonio Pantalena. Manager che, con altri broker coinvolti nella “banda del 5%”, settimane fa avevano subito sequestri di presunti proventi illeciti per oltre 40 milioni.

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