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Mps, in bilico la vendita Biverbanca

I principali fronti caldi del Monte dei Paschi da ieri sono almeno tre. La vendita del 60,4% di Biverbanca alla Cassa di Risparmio di Asti, già annunciata da Siena, è finita momentaneamente in congelatore. Il commissario europeo alla concorrenza, Joaquin Almunia, fa sapere che prima di dare il via libera ai nuovi strumenti di capitalizzazione (i Monti bond), predisposti dal Governo italiano per il gruppo di Rocca Salimbeni, Bruxelles valuterà bene le condizioni per evitare distorsioni al mercato. Domani, poi, riparte il tavolo sindacale con scarse probabilità di sbloccare l’impasse sulle esternalizzazioni.
Il piano industriale di Banca Mps, su cui il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola puntano le loro carte per far ripartire l’azienda, rischia di restare imbrigliato su questi tre fronti proprio mentre il titolo Montepaschi continua la sua corsa in Piazza Affari (+5,8% ieri, +30% da fine agosto). L’operazione Biverbanca rientra nelle cessioni previste dal piano industriale: i 203 milioni destinati alle casse di Siena valgono 20 punti base di patrimonio e con la banca piemontese uscirebbero dal gruppo senese 700 dipendenti sui 4.600 complessivi stimati nell’arco di piano. Ma il “no” delle Fondazioni di Biella e Vercelli (titolari del 40% di Biver) alla scissione pro quota del 2,1% di Bankitalia posseduto da Biverbanca, essendo un passaggio vincolante per la vendita dell’azienda bancaria alla Cassa di Asti, come anunciato ieri da Mps comporta la messa a punto di «modalità alternative, già allo studio». E apre uno scenario d’incertezza, se non altro sulla sorte di quel 2,1% di Bankitalia che Biver ha in bilancio per 9 milioni e che Mps consolida nel suo bilancio insieme a un altro 2,5% posseduto direttamente, per un controvalore stimato di 700 milioni complessivi. Resta dunque da scoprire a quali condizioni le Fondazioni di Biella e Vercelli “sbloccheranno” il contratto tra Siena e Asti (vedere altro servizio).
La questione dei Monti bond non è meno delicata. Rocca Salimbeni si prepara a emettere obbligazioni speciali per 3,4 miliardi (1,9 destinati a sostituire i vecchi Tremonti bond e 1,5 per migliorare il coefficiente patrimoniale), che saranno sottoscritti dallo Stato, grazie a un impegno già formalizzato dal Governo. Gli interessi, se Rocca Salimbeni chiude i bilanci in rosso (come accadrà quest’anno), saranno pagati con azioni Mps di nuova emissione. A valore di patrimonio netto o di mercato? Nel primo caso, passerebbe in mano pubblica circa il 3% del gruppo senese, quasi il 15% nel secondo. La Commissione europea deve decidere se la prima ipotesi, che è quella prevista dagli accordi attuali, si configura come un aiuto di Stato e dunque come una distorsione della concorrenza. Il responso, comprensivo del tasso d’interesse da applicare ai Monti bond (si parla del 10%), era atteso per settembre. Ma se Bruxelles non corre, neppure Siena sembra avere fretta. Ogni giorno che passa, in fondo, sono interessi (e dunque azioni Mps) in meno da pagare allo Stato nel 2012.
I vertici di Rocca Salimbeni non vogliono invece allentare i tempi della trattativa sindacale. Entro ottobre, Viola vuole chiudere il confronto, avendo portato a casa 300 milioni di risparmi sui costi del personale da qui al 2015. Comprese le esternalizzazioni. Dei tre fronti, probabilmente è questo il più difficile.

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