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Mps in altalena il giorno dell’aumento

Parte volatile l’aumento Monte dei Paschi, come da attese poiché i 5 miliardi di euro diluiranno del 97,7% i soci che non sottoscrivono. Nel primo giorno dell’operazione, qualche ardito ha scambiato Mps a 1,848 euro, +19,8% sul prezzo di vigilia e dopo una sospensione al rialzo durata ore. Ma il 95% del valore è ormai espresso dai diritti Mps, scesi ieri del anno 6,9% a 21,5 euro. La teoria vuole che i diritti, negoziabili fino al 20 giugno (e oggetto di vendite da chi non parteciperà) scendano a piombo poiché l’emissione è a 1 euro, a sconto del 35,5% sul prezzo ex diritto. Finora i dati contano poco perché solo 6 su 116 milioni di diritti è stato scambiato. «È una buona partenza ma ci sono anche motivi tecnici – ha detto il presidente dei senesi Alessandro Profumo -. Vedremo alla fine».

Sempre ieri, la Fondazione Carige ha ridotto la sua presenza nella banca genovese: ha ceduto a un ristretto numero di investitori istituzionali, senza passare sul mercato, il 10,86% del capitale con un incasso di 91,2 milioni ed è così scesa al 19% per cento. Tornando all’aumento Mps, per alcunioperatori il movimento si lega anche a derivati e opzioni di acquisto: come già in altre emissioni molto diluitive, chi aveva venduto le call deve comprare in Borsa, perché dovrà riconsegnare ai clienti più pezzi, in un meccanismo a spirale. L’aumento comunque è garantito dal consorzio bancario, ed è improbabile una rivoluzione a Siena: gli impegni a sottoscrivere riguardano il 9% dei tre pattisti (Fintech, Fondazione Mps, Btg Pactual), il 4% di Axa e l’1% delle Coop, ma i regolatori non consentiranno blitz dei rivali, anche perché fino a novembre, con l’esito degli esami Bce, nessuna banca europea avrà certezze patrimoniali. «La cosa migliore sarebbe avere solo investitori a lungo termine, ma non credo sarà possibile subito – ha aggiunto Profumo al Financial Times -. Stiamo creando un capitale che ci permette di gestire gli esami Bce in modo corretto anche se a lavori in corso molte cose non sono chiare». Il banchiere ha fatto un bilancio di due anni senesi: «Nessuno avrebbe scommesso che Mps sarebbe tornata sul mercato, né che fossi in grado di farne il presidente. Credo di aver vinto entrambe le scommesse: ora chi vuole il Monte dovrà pagare molto». Frattanto Mps ha ottenuto la dilazione di un mese, al 1° agosto, per pagare la cedola dei Monti bond da 359 milioni (rendimento 16% annuo per il Tesoro). Lo slittamento costerà altri 3 milioni alla banca, poiché il 1° luglio si emettono nuovi bond pari agli interessi 2013, da rimborsare per contanti dopo l’aumento. A Siena s’è poi riunita la Deputazione generale di Fondazione Mps per approvare «all’unanimità e con soddisfazione» il bilancio 2013 chiuso con 20 milioni di utile.
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