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«Mps, il Tesoro sia pronto a intervenire»

MILANO — Mentre il Montepaschi è ancora in attesa che la Commissione europea sciolga la riserva sul piano di ristrutturazione per dare l’ok ai 4 miliardi di aiuti di Stato (i famosi Monti bond), arriva su Siena il monito del Fondo monetario internazionale: se la banca si trovasse in difficoltà lo Stato deve prepararsi ad intervenire. In ipotesi, anche nazionalizzandolo, come hanno fatto altri Paesi europei con i loro istituti in crisi.

Nel documento finale degli ispettori del Fondo — che sono stati in Italia dal 24 giugno al 4 luglio — un paragrafo è dedicato esplicitamente al sistema bancario italiano, che viene apprezzato nel suo insieme per aver saputo rafforzare il patrimonio anche oltre i limiti richiesti dalle nuove regole di «Basilea 3» e per aver costituito un cuscinetto supplementare di liquidità. Tuttavia la situazione resta sempre delicata a causa dell’economia stagnante del Paese: «Considerato il basso livello di profittabilità, in uno scenario macroeconomico negativo, queste dotazioni di capitale potrebbero velocemente esaurirsi». Tanto che il Fondo suggerisce anche una via per aiutare le banche: aumentare la deducibilità fiscale delle perdite, così da ripulire ancora di più i bilanci dalle sofferenze (anche in vista dei nuovi stress test) e ridare così fiato alle banche per allargare le maglie dei finanziamenti.

In questo contesto viene acceso il faro su Mps: «Le autorità dovrebbero monitorare attentamente l’attuazione del piano di ristrutturazione di Banca Mps ed essere pronte ad agire rapidamente se la banca non riuscisse a raggiungere i suoi obiettivi».

Non è la prima volta che gli economisti di Washington esprimono preoccupazione per le sorti dell’istituto senese presieduto da Alessandro Profumo e guidato dall’amministratore delegato Fabrizio Viola. Lo scorso marzo dal precedente rapporto sul sistema finanziario dell’Fmi venne cancellato un identico passaggio sul Monte, presente invece nella bozza fatta circolare dalla Banca d’Italia. La frase cancellata era addirittura più esplicita di quella pubblicata ieri: «Le autorità dovrebbero essere preparate ad assumere il controllo di Mps, se necessario, per minimizzare i costi finali per lo Stato».

Quali siano i motivi per cui il Fondo abbia avvertito la necessità di sottolineare il tema Mps non è chiaro. Come tutti i banchieri, anche Viola ha incontrato nei giorni scorsi gli ispettori. A Siena, secondo quanto risulta da fonti vicine all’istituto, il clima ieri era comunque di tranquillità. Il passaggio è considerato sostanzialmente dovuto, considerato che è anche pendente l’esame del piano presentato a giugno a Bruxelles, che sarebbe più incisivo sul taglio dei costi. In banca si raccolgono anzi segnali positivi, con voci di ricavi e costi che appaiono migliori del previsto. Neanche il mercato ha dato peso ieri all’allarme — arrivato a borsa aperta — dell’Fmi: il titolo Mps ha guadagnato il 4,45% a 0,2067 euro in linea con il listino.

Tecnicamente il Monti bond è un prestito che la banca remunera, e anche con un interesse elevato e crescente, dal 9% fino al 15%. Ma se Siena non producesse utili sufficienti a pagare le cedole (sono 360 milioni lordi per quest’anno) al Tesoro andranno assegnate azioni di pari valore, a prezzi di mercato. Ai valori attuali lo Stato si ritroverebbe in mano circa il 12% del Montepaschi.

Anche sulle fondazioni bancarie il Fondo ha sottolineato l’esigenza di «avere una struttura di governance più adeguata, che includa un tetto sull’indebitamento, procedure rigorose per le dismissioni e requisiti di competenza e onorabilità efficaci per dirigenti e azionisti di controllo». Anche questo aspetto riguarda Siena, visto che i vertici della Fondazione Mps devono essere rinnovati ad agosto. Altro tema caldo, le Popolari, in particolare quelle quotate o comunque le più grandi, che andrebbero incoraggiate a trasformarsi in società per azioni. Il riferimento indiretto è a Bpm e alle sue vicende societarie e di governance.

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