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Mps, il Tesoro guadagna 500 milioni

Spunta un tesoretto di 90 milioni in più per il Tesoro dalle pieghe dei conti Mps, che porta a oltre mezzo miliardo in un anno e mezzo il rendimento dello Stato come creditore, sia pure ad alto rischio, della banca senese. Si tratta di un esborso maggiore legato al rimborso di 3 dei 4,07 miliardi di Monti bond per i quali si procederà a un aumento di capitale da 5 miliardi, e per di più derivato da scelte non della banca, ma della Fondazione. Secondo le regole, infatti, il Monti bond va rimborsato allo stesso prezzo al quale la Fondazione Mps ha venduto le sue azioni, che si è rivelato superiore di circa il 3% al valore nominale dei Monti Bond.
I 90 milioni andranno così a sommarsi ai 329 milioni di interessi del 2013 da pagare a luglio e ai 135 milioni di interessi maturati fino a giugno 2014 (solo sui 3 miliardi). A questi andranno poi sommati, l’anno prossimo, gli ulteriori 114 milioni di interessi (al 9,5%) sul miliardo di Monti bond residuo. Non è tuttavia ancora chiaro se il Tesoro incasserà tutti i soldi adesso o nei due anni. Tecnicamente, ha spiegato il Ceo Fabrizio Viola, bisognerà anche trovare con il Tesoro il modo di spostare di almeno un mese la scadenza del primo luglio, per evitare di pagare la cedola sul 2013 in azioni facendo così entrare il Tesoro nel capitale. Se ne riparlerà fra tre settimane, all’assemblea del 20-22 maggio per l’aumento da 5 miliardi. Rimane che i Monti bond si sono rivelati molto redditizi per lo Stato.
Archiviata la perdita di 1,4 miliardi del 2013 (dopo quella di 3,2 miliardi del 2012) ora l’obiettivo di Viola e del presidente Alessandro Profumo è superare lo scoglio dell’asset quality review e degli stress test. «Sarà una banca ben capitalizzata», ha anticipato il presidente. Basteranno i 5 miliardi? «È il nostro auspicio», ha detto Viola, anche se bisognerà vedere dopo le verifiche Bce. Profumo ha rivendicato, anche di fronte alla critiche in assemblea di Beppe Grillo, di avere «fatto un percorso che consente a questa banca di guardare al futuro con serenità». La grande incognita sono i soci. «Non mi piace la public company, voglio azionisti finanziari stabili, ma che non ci mangino essendo un’altra banca», anche se «gli azionisti stabili oggi possono non esserlo più domani. Ad oggi l’azionariato è molto frastagliato. Vedremo dopo l’aumento».
La fotografia dell’assemblea vede la Fondazione Mps (ieri rappresentata non dalla presidente Antonella Mansi ma dal dg Enrico Granata) al 9% ma con il 6,5% promesso a Fintech Advisory e a Btg Pactual: l’ok di Bankitalia alla vendita e al patto (in fase di riscrittura per l’aumento da 5 miliardi) è atteso per il 10 maggio per avere la disponibilità delle azioni per l’assemblea. Tra gli altri soci, BlackRock al 3,22%, Axa al 3,7%, Aleotti all’1%.

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