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Mps, il Tesoro apre sul rinvio dei Monti bond

Sull’ammanco di capitale stigmatizzato dalla Bce vale uno sconto di circa un terzo. Per questo, l’apertura del Tesoro di ieri a un rinvio del rimborso dei Monti bond potrebbe non essere irrilevante nel futuro (almeno quello immediato) del Monte dei Paschi, che non a caso ieri ha tentato un timido rimbalzo in Borsa, chiudendo in rialzo dell’1,4%.
Come anticipato dal Sole 24 Ore, lunedì, a poche ore dal verdetto del comprehensive assessment, il vertice di Mps si è presentato al Mef per parlare dei Monti bond. E ieri, proprio da Via XX Settembre, sono arrivate parole confortanti: «Non ci opporremo alla richiesta da parte della banca di ritardare il rimborso dell’aiuto di stato», ha detto ieri a Reuters il direttore del Mef con delega alle banche, Alessandro Rivera. Ricordando poi che «c’è un contratto che già disciplina questa possibilità».
«È giusto considerare anche questa via», ha detto sempre a proposito dei Monti bond il presidente, Alessandro Profumo, che è tornato a non escludere l’ipotesi di una fusione (per la quale, comunque, «non c’è alcun contatto in corso»). Certo, sui Monti bond la banca dovrà chiedere il permesso alla Commissione Ue, con cui si è impegnata a rimborsarli in gran parte entro il 2016, ma uno spiraglio c’è. A quel punto il gap di capitale scenderebbe a 1,35 miliardi, una cifra più gestibile magari anche scongiurando l’aumento di capitale, particolarmente indigesto ai soci esteri entrati in banca in occasione dell’ultima maxi-ricapitalizzazione. «Sono fiducioso che la situazione di shortfall verrà gestita con operazioni di mercato», ha detto sempre ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: sul tavolo, come noto, c’è la cessione di asset e un’emissione ibrida Additional Tier 1, tasselli allo studio con gli advisor Ubs e Citi che andranno combinati nel piano da presentare a Francoforte entro il 10 novembre.
Destino analogo per Carige, che ieri ha chiuso positivamente la trattativa con Apollo Management Holdings per la cessione degli asset assicurativi per 310 milioni. L’intesa porterà, spiega una nota della banca, alla realizzazione «di una partnership nella bancassurance e prevede anche la stipula di accordi di lunga durata per la distribuzione di prodotti dei rami vita e danni tra Banca Carige e le due compagnie». I 310 milioni saranno corrisposti «interamente per cassa alla data di completamento dell’operazione» e il closing avverrà presumibilmente «nel primo trimestre 2015».
La vendita delle compagnie assicurative al fondo Apollo, commenta il presidente di Carige, Cesare Castelbarco, «è andata bene» e il prezzo della cessione, aggiunge, «è in linea con quello che avevamo preventivato». Anche se, in effetti, rumors di mercato precedenti alla cessione sostenevano che, in un primo tempo, i vertici della banca avessero in mente un prezzo vicino ai 360 milioni.
«Ci ha sorpresi la dimensione della carenza» di capitale emersa dai test della Bce, afferma Castelbarco, ammettendo che lo shortfall da 814 milioni evidenziato domenica è stato un brutta sorpresa, «ma avevamo le idee chiare su come affrontare la situazione. La Borsa ha reagito in maniera istintiva il primo giorno ma oggi (ieri, ndr) mi sembra che la situazione sia tornata normale». A Piazza Affari il titolo ha chiuso a 0,0776 (+0,65%).
Riferendosi, poi, al piano di ricapitalizzazione da almeno 500 milioni (e garantito da Mediobanca fino a 650 milioni), annunciato domenica, il presidente di Carige chiarisce: «Abbiamo approvato una proposta che dovrà essere validata dalla Bce» e «riguardo all’azionariato è prematuro fare ipotesi». Proprio tra i soci, sempre ieri Bpce, il socio francese di Carige ha fatto sapere, a quanto risulta, di essere pronto non solo a sottoscriverlo pro-quota che ma anche ad accrescere la propria presenza.

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