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Mps, il riciclaggio anche a Monaco e nel Liechtenstein

Non solo la Svizzera, ma anche il Principato di Monaco e il Liechtenstein. L’accusa di riciclaggio a carico di Gian Luca Baldassarri, ex responsabile del settore finanziario di Mps, si estende così ad altri Stati europei. Oltre ai cantoni elvetici, come anticipato il 16 marzo dal Sole 24 Ore, ci sono anche altri paesi in cui il manager avrebbe aperto conti correnti con molti milioni. Si estende così al di fuori dei confini italiani l’inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.
Quelle appena rese note alla procura senese sono probabilmente somme, di dubbia provenienza, fatte rientrare in Italia da Baldassarri con lo scudo fiscale, e quindi già sequestrate insieme ai 20 milioni bloccati il mese scorso dalla Gdf. Tuttavia gli inquirenti non escludono che possa trattarsi di fondi non ancora scoperti.
Per ora, intanto, prosegue la rogatoria internazionale con la Svizzera, in particolare con il Canton Ticino, con cui i pm di Siena Nastasi, Natalini e Grosso hanno un rapporto di collaborazione diretto già avviato. È da qui, infatti, che gli inquirenti delle autorità elvetiche informeranno i colleghi senesi su cosa è avvenuto anche in altri cantoni svizzeri. Dove, a quanto pare, sarebbero stati depositati vari altri conti correnti riconducibili a Baldassarri.
Per i procuratori di Siena è sempre più chiaro il fatto che Baldassarri non agisse per conto suo, ma fosse in realtà la testa di altre persone che mettevano all’estero profitti realizzati in modo illecito, sfruttando commissioni e triangolazioni bancarie. Le persone sarebbero perlopiù esterne alla banca (oltre agli altri due indagati dell’area Finanza di Mps, il vice Alessandro Toccafondi e Antonio Pantalena). Il numero dei professionisti coinvolti è ancora da accertare. Anche la cifra accumulata nel tempo da Baldassarri (e dal resto della cosiddetta “banda del 5%”) è ancora da chiarire.
Baldassarri nell’ultimo interrogatorio di sabato scorso con il gip di Siena Ugo Bellini e con i tre pm senesi non ha risposto sulla provenienza del denaro sequestrato, dicendo solo che si tratta di risparmi realizzati prima dell’arrivo in Mps. Per lui, da domenica, è scattata nuovamente la misura di custodia cautelare in carcere, dopo un giorno di scarcerazione dovuto ad un errore formale.
Le motivazioni degli arresti sono quelle già rese note a inizio febbraio dal gip di Milano, che per primo ha convalidato la richiesta di fermo degli inquirenti senesi: pericolo di fuga e rischio di inquinamento delle prove. Nella nuova ordinanza del gip di Siena si legge inoltre: «gli avvenimenti e i collegamenti tra tutti i personaggi coinvolti» sono incentrati sulle «complesse operazioni finanziarie realizzate da Mps anche grazie a Baldassarri e alla relazione con l’imponente passivo, fino ad oggi solo parzialmente evidenziato in bilancio».

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