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Mps, il nuovo piano slitta al prossimo cda “Dettagli da concordare con Bruxelles”

Un intoppo burocratico fa slittare il piano di salvataggio Mps di una decina di giorni. A poche ore dal cda convocato a Siena per l’esame del nuovo documento quinquennale da sottoporre alla Commissione europea, la stessa avrebbe chiesto di rinviare il dossier a un prossimo consiglio, poiché mancava ai consiglieri la comunicazione del completamento di iter formale tra Tesoro e Ue. Per evitare un’irregolarità formale che rischiava di produrre una seconda bocciatura comunitaria – il vertice della banca senese ha deciso di rinviare l’ok a un prossimo cda, previsto tra una decina di giorni. «Nel cda odierno si è deciso di rinviare a un prossimo cda l’approvazione del piano – si legge in una nota – per la necessità di completare l’iter formale della Commissione. Infatti, pur essendo terminati i lavori tecnici di messa a punto dello stesso, non è stata finalizzata la fase formale istruttoria tra Tesoro e Commissione». «Ci sono dei dettagli che vanno messi a posto – ha detto l’ad Fabrizio Viola – ma il piano è condiviso e concordato». Il 7 settembre il commissario alla concorrenza Joaquin Almunia aveva stravolto, da Cernobbio, tempi e forme del riassetto legato ai Monti bond statali da 4,07 miliardi, chiedendo a Mps una rapida applicazione degli input comunitari, che richiedevano più oneri a carico degli stakeholder senesi. Il 9 seguì l’impegno Mps di convocare un cda sul piano «il 24 settembre ». Sembra però che quella data non fosse concordata con i funzionari europei, e un prossimo viaggio di Almunia negli Usa ha complicato le cose, restringendo troppo i tempi per approvare gli impegni. Un passo falso formale dunque, non destinato a incidere sui tempi del nulla osta stimato da Almunia per fine ottobre.
Quanto alle linee guida del piano bis, fissate ieri mattina in unariunione dei manager senesi con i funzionari di Bruxelles, sembra siano quelle filtrate in queste settimane. Quindi ricapitalizzazione da 2,5 miliardi da fare sul mercato entro il 2014 per restituire l’equivalente del prestito pubblico; taglio delle spese amministrative (personale compreso) del 15%, pari a 400 milioni, in aggiunta ai 565 milioni del piano originario e al costo di circa 2.500 nuovi esuberi rispetto ai 4.600 di un anno fa; riduzione dei rischi operativi (Var) su derivati e trading, e del portafoglio Btp da 23,4 a 17 miliardi nell’arco di piano; sospensione delle cedole sui bond ibridi Mps, mentre i subordinati (ce n’è per ben 2,3 miliardi) pagheranno gli interessi solo se il consorzio di ricapitalizzazione effettivamente si formerà.
Ieri a Londra si è poi svolta l’udienza chiesta da Nomura (controparte di Mps su Alexandria), in replica alla citazione intentata dai senesi a marzo a Firenze, per avere 700 milioni di danni da Tokyo. Nomura ha chiesto che il giudice londinese si esprima sulla natura del contratto Alexandria: se è un derivato – come Nomura contabilizza e ritiene – diventa arduo provare in Italia le accuse di usura, tipiche dei prestiti. Se è un derivato, inoltre, i principi Isda privilegiano la giurisdizione anglosassone. Particolare non trascurabile, infine, se Alexandria fosse giudicato un derivato, Mps dovrebbe farne il mark to market, contabilizzando fino a un miliardo di altre perdite. Il giudice di Londra dovrebbeesprimersi in 2-6 settimane.
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