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Mps, i soci pronti all’aumento

Per quanto non entusiasti, i principali soci del Monte probabilmente non faranno mancare il proprio appoggio all’aumento di capitale richiesto dalla Bce. Che dovrebbe ammontare ad (almeno) 2,1 miliardi, si terrà verosimilmente nel secondo trimestre 2015 dopo i conti e sarà garantito dallo stesso consorzio che aveva assistito Mps nel maxi aumento di giugno. Un pool di banche guidato da Ubs, Citigroup e composto tra gli altri da Mediobanca, che si sarebbe dichiarato disponibile a coprire l’intero ammontare ponendo però alcune condizioni: tra le altre, potrebbe comparire anche il rimborso dei Monti bond pre-aumento, così come la cessione di alcuni asset già in vetrina da tempo.
Dopo il comunicato diffuso nella serata di domenica, in banca le bocche resteranno cucite fino a domani, quando sul tavolo del cda finirà il capital plan richiesto da Francoforte per colmare il deficit di capitale emerso dal comprehensive assessment (giovedì, invece, sarà illustrato dal ceo Fabrizio Viola ai sindacati). Ma da fonti vicine al dossier si apprende che la manovra dovrebbe essere ormai definita quasi nel dettaglio. Al punto che i principali soci della banca starebbero già preparandosi a mettere mano al portafogli per fare la loro parte: secondo l’agenzia Afp, i francesi di Axa (soci al 3,72% del Monte) avrebbero già dichiarato di essere pronti a partecipare pro quota, mentre secondo la ricostruzioni di Reuters anche Fondazione Mps (che oggi riunisce la deputazione amministratrice), Fintech e Btg, riuniti in un patto che in totale pesa per il 9%, sarebbero propensi a fare lo stesso; d’altronde, dopo aver aderito alla ricapitalizzazione da 5 miliardi, solo facendo il bis si può salvaguardare l’investimento effettuato a giugno.
Intanto, ieri il titolo a Piazza affari ha arginato il crollo della settimana scorsa. Per quanto amaro possa essere, meglio conoscere il proprio destino: così, all’indomani della conferma da parte del Monte dei Paschi – su richiesta della Consob, dopo le indiscrezioni del week end – che la banca sta lavorando a un aumento di almeno 2,1 miliardi ieri la reazione del mercato è stata di sollievo: il titolo ha chiuso a +1,48% in una giornata pesante per Milano e ad altissima volatilità per il Monte, più volte sospeso dagli scambi.
Le parole della Bce
Ieri ha parlato del caso senese anche il capo della supervisione Bce Danièle Nouy: intervenendo al Parlamento Ue ha detto che i problemi della banca, che hanno portato alla sua bocciatura agli stress test Bce, sono causati dalla «cattiva gestione». Per Nouy le banche italiane «sono state condizionate dall’economia in recessione», e per quanto riguarda le esigenze di capitale evidenziate dai test di Francoforte, Nouy si aspetta che vengano coperte «da risorse private». Tornando a Mps, «tornerà alla profittabilità tornando al mestiere più classico, la fornitura di credito specie alle piccole e medie imprese» lasciando alle spalle la stagione delle attività di tipo speculativo.
L’offerta cinese
A introdurre un ulteriore elemento d’incertezza, un comunicato diffuso ieri sera dalla holding di investimenti e partecipazioni con base a Hong Kong Nit Holdings Limited, in passato attratta dal dossier della Popolare di Spoleto, in cui si dava conto di un’offerta da 10 miliardi di euro «per la ristrutturazione completa del capitale di Banca Monte dei Paschi di Siena». Rocca Salimbeni, contattata da Il Sole 24 Ore, ha fatto però sapere di non aver per ora ricevuto nulla.

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