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Mps, i pm stringono su Botin Ecco l’ordinanza Baldassarri

L’inchiesta su Mps esce definitivamente dai confini di Siena. Mentre la procura senese sta lavorando all’ipotesi di una rogatoria internazionale per sentire a Madrid Emilio Botin, numero uno del Santander, in quanto persona informata dei fatti, a Milano l’ordinanza del gip Alfonsa Maria Ferraro conferma gli arresti a Gianluca Baldassarri, che verrà sentito di nuovo a breve dal gip senese e trasferito in un carcere in Toscana.
Quello di Baldassarri è l’unico arresto nella vicenda Mps. Il giudice lo scrive in modo chiaro: in quel contratto si realizza «un collegamento negoziale» tra gli investimenti in Btp e la ristrutturazione di Alexandria, realizzati dal Monte dei Paschi con Nomura. Peraltro «ostacolando consapevolmente le funzioni di Banca d’Italia l’atto sarebbe stato chiuso per tre anni nella cassaforte dell’ex dg insieme ad altra «documentazione consegnata alla Gdf», racconta l’attuale ad Fabrizio Viola.
Le valutazioni sul documento sono il cuore dell’ordinanza di custodia cautelare del gip che lascia in carcere il manager. Attraverso quel contratto infatti di “mandate agreement stipulato il 31 luglio 2009 tra Nomura e Mps si realizzava un collegamento negoziale tra le operazioni di investimento in Btp a scadenza trentennale per 3,05 miliardi e la ristrutturazione di Alexandria». Lungi cioè dall’essere una mera “lettera d’intenti” – come messo a verbale da Baldassarri – quel documento, contestato pure all’ex dg Vigni e a Mussari, rappresenta per i magistrati l’atto che lega le differenti operazioni, come confermato pure da quattro teste, a cominciare Raffaele Ricci, per Nomura. A Gianni Contena, ex membro dell’area finanza, invece, Baldassarri nel 2009 diede una bozza, insieme alla raccomandazione che «il contratto non esiste». Poi racconta: «ricevemmo da Kpmg richiesta di informazioni su eventuali collegamenti. Baldassarri mi ordinò di rispondere negativamente». Mette a verbale le sue “critiche” Giovanni Conti, a capo dell’Area rischi, mentre Sergio Vicinanza, successore di Baldassarri, agli inquirenti consegna una pen drive su Enigma, Nomura e Santorini. Riporta anche le loro dichiarazioni il gip nelle 26 pagine, in cui ribadisce che «l’organo di vigilanza non è stato posto nella condizione di chiedere chiarimenti». Del contratto Baldassarri avrebbe informato lo stesso Viola prima di lasciare l’istituto.
Ma Baldassarri resta in carcere anche perché mantiene rapporti con suoi ex collaboratori, che «potrebbero essere contattati, per concordare difese posticce», e perché quel tentato smobilizzo di un milione di titoli svelerebbe «la volontà di disperdere ingenti provviste di denaro». Il manager sarà ora sentito anche dagli inquirenti senesi. Ieri il pm Antonio Nastasi, sul fronte Fondazione Mps e Antonveneta, ha ascoltato a Firenze, insieme ai colleghi, il segretario regionale del Pd, Andrea Manciulli, oltre ad Angelo Pollina, ex consigliere regionale Pdl, già capogruppo in Comune a Siena. In procura a Siena intanto si sta lavorando alla possibilità di sentire presto anche Botin, da cui Mps ha acquistato per 9,3 miliardi Antonveneta, per chiarire le tappe del passaggio di proprietà dalla banca padovana. Sotto la lente ci sono due questioni. Prima di tutto il fatto che Santander, durante la scalata di Abn Amro nel 2007, già pensasse, in base a quanto si evince dai documenti delle indagini, ad una possibile vendita di asset italiani – e di cui si stava occupando Rothshild, lo stesso advisor che in quel momento era ancora impegnato nella difesa di Abn Amro nell’Opa ostile. Secondariamente il fatto che Santander non volle fare una due diligence per la vendita. Nei prossimi giorni studieranno quindi la possibilità di una richiesta all’Eurojust. Prima però dovranno essere sentiti alcuni testimoni-chiave a Siena. A marzo si deciderà. Intanto si apre un nuovo fascicolo, che coinvolge sia la procura senese che quella fiorentina.
Gli inquirenti starebbero studiando un presunto accordo tra Pd e Pdl a Siena, messo a punto in un documento: «L’onorevole Verdini (Pdl) si impegna a garantire supporto e sostegno all’attuale maggioranza locale, garantendo tutti quei canali necessari a livello di Governo nazionale per le problematiche relative alla Banca e Fondazione. L’obiettivo è mantenere l’autonomia dalle autorità centrali». Si cercano ancora riscontri sull’autenticità dell’atto che in tarda serata è stato definito «palesemente falso» dall’ex sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, e «una bufala totale» da Verdini.

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