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Mps, i Pm guardano a Interbanca

Nell’inchiesta sull’acquisto di Antonveneta da parte di Mps, la procura di Siena sta stringendo su Interbanca: sarebbe quella una strana partita di giro, per 894 milioni, dietro la quale potrebbe nascondersi un’operazione poco chiara. Mps infatti, acquistando dal Santander per 9,3 miliardi la banca padovana nel 2008, pagò una maggiorazione di 894 milioni per la banca d’affari Interbanca, alla quale non era interessata, a fronte di un credito per riavere il denaro versato dalla Sterrebeck (banca olandese di proprietà di Abn, a sua volta di proprietà del Santander), a cui intanto era stata ceduta Interbanca, solo 10 giorni prima del closing del contratto in base al quale Mps acquistava Antonveneta. In questo passaggio societario complesso, alla fine gli inquirenti non hanno certezza che gli 894 milioni siano stati effettivamente restituiti a Mps. Peraltro è difficile verificarlo, visto che i bilanci della banca padovana del 2008 non esistono. Quindi gli 894 milioni potrebbero essere stati pagati da Mps per quella che doveva essere una partita di giro mai tornata indietro. Gli inquirenti stanno valutando con sicurezza il reato di «falso in bilancio», che viene definito un «reato veicolo per fare altro». Ad oggi sono 10 gli indagati – tra cui l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari e l’ex ad Antonio Vigni -, più la banca stessa in base alla norma sulla responsabilità amministrativa. Altra questione anomala, che qualche anno fa non era sfuggita nemmeno a qualcuno dentro la Fondazione Mps (principale azionista della banca senese) è il perché si sia preferito acquistare Antonveneta utilizzando la cassa piuttosto che un’emissione di azioni, grazie alla quale il Santander sarebbe diventato azionista di Mps.
Intanto ieri l’interrogatorio più atteso è durato solo 15 minuti. L’ex presidente Mussari è arrivato in procura nel primo pomeriggio, dentro una smart rossa guidata dal suo avvocato, passando dall’entrata secondaria del palazzo. Ma il colloquio con i pm Natalini, Nastasi e Grosso è durato poco: giusto il tempo di dichiarare di volersi avvalere della facoltà di non rispondere. Gli inquirenti ci proveranno ancora, e lo riconvocheranno nei prossimi giorni, forse già sabato. Inizialmente non erano chiare le motivazioni di tanta rapidità, visto che l’avvocato Pisillo ha dichiarato all’uscita del tribunale di Siena che era stato chiesto di rimandare il confronto solo perché «l’avvocato Padovani (altro legale di Mussari, ndr) era impegnato in Cassazione in un procedimento fissato da molto tempo» e che quindi «Mussari ha chiesto che venga fissata un’altra data». In realtà Mussari, almeno per ora, ha deciso di non rispondere. Per domani è previsto l’interrogatorio di Antonio Vigni, ex direttore generale di Mps.
Altro aspetto al vaglio accurato dei pubblici ministeri di Siena e degli finanzieri del Nucleo valutario, l’anomalia degli interessi pagati dal Monte dei Paschi di Siena nella compravendita con Antonveneta. L’accordo si chiude nel novembre 2007, la stipula è del marzo del 2008: erano proprio necessari quattro mesi? La conseguenza di questo lasso di tempo, infatti, non è da poco: Mps ha versato a Santander per interessi maturati mezzo miliardo. C’è poi la vicenda dello Ior. Ormai entrato in pieno nelle cronache su Mps, è un terreno a poco a poco un po’ meno misterioso, dove troppe coincidenze non possono lasciare indifferenti gli investigatori. La procura di Siena e quella di Roma, che indaga per manipolazione del mercato e omessa vigilanza, confermano di avere un dialogo «di grande cordialità» sulla questione della competenza territoriale. Ma tra le due procure c’è molto altro in comune, anche se non è entrato ufficialmente nelle indagini. È un fatto che il procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, due anni fa ha aperto un fascicolo per riciclaggio sullo Ior in cui è indagato il suo ex presidente, Enrico Gotti Tedeschi. E la procura di Siena lo ha sentito la settimana scorsa, come persona informata sui fatti, per quasi cinque ore. Gotti, del resto, è da anni il numero uno del Banco Santander in Italia. Alla procura di Roma il banchiere parlò di un conto Ior presso la JpMorgan. E la JpMorgan risalta con evidenza nelle indagini degli inquirenti senesi a partire dalla famigerata operazione Fresh 2008, un miliardo in azioni emessi da Jpm («titoli a servizio di un emittendo bond convertibile»), necessario per l’aumento di capitale finalizzato alla compravendita di Antonveneta e che però, secondo gli investigatori, simula effetti conservativi sul patrimonio di vigilanza del Monte, fa apparire la banca americana come socio effettivo e in sostanza, secondo gli accertamenti fin qui svolti, inganna la Banca d’Italia e il mercato. Non si può nemmeno escludere, a questo punto, che una parte dei nove miliardi di euro che Santander ricava dalla vendita di Antonveneta siano transitati all’estero e poi vengano, in qualche misura, destinati alla banca vaticana: le voci in questo senso sono fortissime, anche se smentite ufficialmente. Così come sono insistenti i rumors secondo cui stanno emergendo non solo i numeri, ma anche i nomi di conti correnti presso lo Ior. Ci sarebbero di mezzo anche uomini politici.

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