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Mps, i nuovi azionisti studiano una lista unica

di Cesare Peruzzi

Non solo Consum.it e Biverbanca. Tra le attività che Montepaschi ipotizza di deconsolidare, cedendole o trovando un partner industriale che consenta di abbassare sotto la soglia del 50% la partecipazione in portafoglio, c'è anche il Consorzio che gestisce il sistema informatico e il back office amministrativo del gruppo.

L'operazione è rilevante, perché il Consorzio è un gigante da quasi 3mila dipendenti e 500 milioni di ricavi, con cinque centri in Italia. Non a caso, la possibile uscita dal perimetro di controllo di Banca Mps sta allarmando le organizzazioni sindacali, già in agitazione per i 1.500 esuberi e il taglio ai costi annunciati dal direttore generale Fabrizio Viola. Anche le opposizioni nel consiglio comunale di Siena sono sul piede di guerra. «Siamo pronti a fare le barricate per il Consorzio», dice Gabriele Corradi, leader delle liste civiche.

La strada del "dimagrimento" imboccata da Rocca Salimbeni, in realtà, si presta a una doppia chiave di letture. Viola ha inserito nel dossier inviato all'Eba, l'Autorità bancaria europea, un ventaglio di mosse mirate a migliorare il rapporto patrimonio-attività che va oltre i 3,2 miliardi di rafforzamento richiesti. Un terzo della manovra è costituito dalla conversione dei titoli Fresh (i prestiti ibridi del 2003 e 2008); un terzo dall'adozione di modelli contabili avanzati per "pesare" le attività; e un terzo dal fronte delle cessioni. Con valenze diverse, però.

Se infatti Biverbanca, che il mercato valuta 250 milioni e di cui Siena controlla il 60%, sarà quasi sicuramente venduta (l'advisor incaricato è Mediobanca e il pretendente più accreditato è la Popolare di Vicenza), così come sono in uscita il patrimonio immobiliare non strumentale stimato circa 500 milioni e almeno 150 sportelli, il disorso cambia per le società prodotto dove il modello di riferimento è la joint bancassicurativa realizzata con Axa.

La prospettiva, dunque, è quella di trovare un partner strategico sia per Consum.it sia per il Consorzio informatico. Siena vuole deconsolidare in una logica industriale e per le società prodotto si aprirebbero nuove strade di sviluppo. Non solo. Viola – ed è la seconda lettura del processo di "dimagrimento" – vuole anche focalizzare il business, riducendo i costi generali e aumentando l'efficienza. Il Montepaschi resterà la terza banca italiana per dimensioni, ma si muoverà in una logica regionale del business. E punterà a ritrovare livelli di redditività adeguati.

Intanto, dopo che la famiglia Aleotti ha rilevato il 4% della banca dalla Fondazione Mps, si comincia delineare anche lo scenario della futura governance. Le liste per il rinnovo del consiglio d'amministrazione vanno depositate entro il 2 di aprile. La Fondazione ha già scelto i suoi sei nomi: la metà del board, compreso il presidente che sarà Alessandro Profumo. Gli altri grandi azionisti – Axa, Aleotti e il fronte Unicoop Firenze-Gorgoni, con quote tra il 4 e il 5% ciascuno – devono scegliere se correre autonomamente o presentare una lista unitaria. La decisione sarà presa soltanto nei prossimi giorni.

«È positivo il bilanciamento di consiglieri con know how professionali e consiglieri di significativa esperienza aziendale, tuttavia la crescente complessità del sistema finanziario richiede figure che esprimano eccellenze nelle aree d'interesse specifico del settore bancario», sottolinea il documento di autovalutazione realizzato dal cda del gruppo senese.

Da parte sua Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Mps, commentando la vendita del 4% agli Aleotti, ha detto di essere «sicuro che con il nuovo partner sarà possibile trovare una strategia comune per lo sviluppo della banca».

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