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Mps, il governo apre sulla lista dei debitori

«Ci sono 20 miliardi di euro di denaro pubblico per sostenere le banche, è del tutto legittimo capire chi è che le ha messe in difficoltà». Palazzo Chigi apre alla proposta avanzata dal presidente dell’Associazione bancaria, Antonio Patuelli, di fare chiarezza sui debitori insolventi delle banche sostenute con i fondi dello Stato, come Monte Paschi, o delle banche in buona salute, come i quattro istituti messi in risoluzione nel 2015.

La spinta per la trasparenza è ormai un’onda che dilaga nello scenario politico, e il governo non ha alcuna intenzione di mettersi di traverso. Anche se intervenire sulla materia non potrà essere fatto a cuor leggero. La questione è stata discussa ieri pomeriggio tra il premier, Paolo Gentiloni, il ministro dei Rapporti col Parlamento, Anna Finocchiaro, il sottosegretario Maria Elena Boschi, e i capigruppo pd alla Camera e al Senato, Ettore Rosato e Luigi Zanda. Il decreto che autorizza l’intervento pubblico nel capitale delle banche in difficoltà inizia il suo iter oggi al Senato. E il via libera di massima all’operazione trasparenza, si è subito tradotto dal Pd in una mozione alla Camera.

«Il governo renda noti i nomi dei principali debitori insolventi delle banche in risoluzione e quelle oggetto dell’intervento preventivo dello Stato» si legge nella mozione pd. Nella mozione non c’è, ma il vicesegretario del partito, Lorenzo Guerini, ha ribadito ieri anche la richiesta di una commissione di inchiesta sulle banche. Due proposte che trovano ampio consenso nell’opposizione. E Mps, se cambiassero le norme, sarebbe pronto a svelare la lista. Il Garante della privacy, Antonello Soro, ha fatto sapere che alle imprese le regole di riservatezza previste dalla legge non si applicano. La faccenda, però, è delicata perché c’è in ballo il segreto bancario con le norme del Codice civile sulla correttezza e la buonafede dei contratti, ribadite spesso dalla Consulta. «Servono deroghe per i casi eccezionali, come lo sono gli interventi sulle banche previsti dai decreti» incalza Patuelli. «È legittimo fare chiarezza e siamo pronti a una riflessione tecnica approfondita in Parlamento. Su queste cose lavora anche la magistratura, e bisognerà distinguere tra chi non ha restituito i prestiti perché è fallito, magari ha avuto difficoltà indotte dalle stesse banche, e i comportamenti dolosi» dice il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta.

Mario Sensini

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