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Mps, giudizio immediato per gli ex vertici

Giudizio immediato per l’ex presidente Mps Giuseppe Mussari, l’ex dg Antonio Vigni e l’ex responsabile finanziario Gianluca Baldassarri: risponderanno del reato di ostacolo alla vigilanza sul prodotto strutturato sottoscritto tra la banca senese e Nomura nel 2009. Lo ha deciso due giorni fa il gip di Siena, Ugo Bellini, accogliendo la richiesta dei procuratori Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, che sottolineano nel decreto di poter beneficiare di prove evidenti per gli ex vertici del Monte. Il processo inizierà il 26 settembre per tutti gli imputati.
L’ipotesi di dividere la maxi-inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena in più parti era già nell’aria da mesi (si veda Il Sole 24 Ore del 21 febbraio 2013). È diventata concreta quando gli inquirenti hanno calcolato che separare il filone di Antonveneta da quello sui derivati avrebbe garantito maggiori risultati sul piano giudiziario. L’operazione finanziaria realizzata nel 2008 per acquisire la banca padovana, del resto, rischia di incappare nella prescrizione, quindi ai pm conviene chiudere il fascicolo nel giro di un mese e procedere sul caso in modo distinto a partire dal prossimo autunno. Per ora si procede con le prove già accertate sui prodotti derivati: un quadro accusatorio da considerarsi in teoria blindato se il gip ha dato seguito alla richiesta di giudizio immediato che si fonda proprio sulla «evidenza della prova». La richiesta di rito immediato è circoscritta al reato di ostacolo alla vigilanza sul prodotto strutturato e derivato “Alexandria”, sottoscritto prima nel 2006 con Dresdner e poi rinegoziato con Nomura. Per gli inquirenti è evidente che sia stato nascosto alla vigilanza il cosiddetto “mandate agreement”, un contratto che serviva a legare le perdite del primo prodotto con il secondo senza far comparire in bilancio le perdite emerse. Si tratta, secondo i calcoli di Mps, di 700 milioni occultati nell’esercizio. Con la ristrutturazione di Alexandria fu possibile nascondere il buco e rendere possibile peraltro la distribuzione dei dividendi, cosa che sarebbe stata impossibile dopo l’acquisizione così onerosa di Antonveneta (9,3 miliardi più 10 miliardi di debiti da pagare subito). In questo modo, secondo l’accusa, non solo il bilancio dell’istituto venne a sottoposto a un lifting illecito ma così furono occultati i problemi di cassa che aveva generato l’acquisto della banca padovana. Secondo i pm fu Antonio Vigni a tenere nascosto il “mandate agreement” nella sua cassaforte, su richiesta esplicita di Giuseppe Mussari, che a sua volta aveva l’interesse a difendere l’operazione Antonveneta per rimanere alla guida della banca. Baldassarri avrebbe organizzato l’incontro con Nomura, la stesura del contratto e a mettere nero su bianco l’accordo truffaldino con la messinscena di un colloquio tra le parti dove le frasi di Mussari erano già state da lui predefinite.
A riscontro ci sarebbero anche i rilievi di Bankitalia, che ha dichiarato di non aver mai ricevuto i documenti, e la denuncia dell’ad Fabrizio Viola che nell’ottobre 2012 ha raccontato di aver trovato carte nascoste nella cassaforte di Vigni e non dichiarate in bilancio. Bankitalia è stata individuata dal gip come parte offesa e ora può costituirsi parte civile contro gli imputati. I difensori di Mussari, Vigni e Baldassarri hanno 15 giorni per valutare l’eventuale richiesta di un rito abbreviato davanti al gup. Una circostanza che tuttavia nessuno sembra voler praticare, anzi: come ha detto il professor Tullio Padovani, che insieme a Fabio Pisillo difende Mussari, la scelta è andare davanti al «giudice naturale. Siamo assolutamente sereni e non abbiamo nessun problema a difenderci davanti al giudice. Anzi: vuol dire che saremo dichiarati innocenti più rapidamente».

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