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Mps gioca d’anticipo sui test Bce. Aumento al consiglio di Pasqua

MILANO — Il Montepaschi si appresta ad alzare la richiesta di capitali freschi al mercato da 3 a 5 miliardi di euro. Per questo motivo sarà convocato entro il fine settimana, probabilmente venerdì 18 o tutt’al più martedì dopo Pasqua, un consiglio di amministrazione straordinario dell’istituto, per discutere appunto della proposta. Di fatto l’operazione assume sempre più i contorni di una seconda ipo, visto che l’aumento di capitale sarà pari a due volte l’attuale capitalizzazione di 2,5 miliardi e data l’assenza di azionisti forti, dopo che la Fondazione Mps si è diluita al 2,5%.
L’accelerazione da parte della banca presieduta da Alessandro Profumo e guidata da Fabrizio Viola è necessaria per centrare l’obiettivo di avere in cassa entro giugno il capitale necessario per il rimborso integrale dei 4,07 miliardi di euro di aiuti di Stato sotto forma di Monti bond che l’istituto ha chiesto a fine 2012. Al primo luglio infatti va pagata al Tesoro la cedola sugli interessi maturati nel 2013, circa 360 milioni di euro, attraverso nuove azioni Mps, visto che l’istituto ha chiuso l’anno con 1,44 miliardi di perdita dopo 2,75 miliardi di euro di rettifiche sui crediti. L’anno precedente la perdita era stata di 3,2 miliardi dopo svalutazioni per 2,7 miliardi.
Il pagamento in contanti entro quel termine eviterebbe l’ingresso dello Stato come azionista della banca. Se venisse sforato, secondo fonti bancarie sarebbe necessario un intervento del Tesoro sul regolamento dei Monti bond per allungare il termine per il pagamento degli interessi. Attualmente è già stato autorizzato, lo scorso dicembre, un aumento di capitale da 3 miliardi fissato per non prima del 13 maggio; la delibera di dicembre già ne sostituiva una della primavera del 2013 relativa a un aumento di capitale da 1 miliardo. Se ora il consiglio presieduto da Alessandro Profumo decidesse per questo ulteriore incremento nella ricapitalizzazione, servirà dunque una nuova assemblea straordinaria da convocare in tempi brevi, attorno a metà maggio, ad appena due settimane da quella del 29 aprile dedicata al bilancio. In questo modo l’aumento potrebbe partire a fine maggio e terminare entro giugno, rispettando i tempi imposti dal regolamento di Monti bond.
A spingere Rocca Salimbeni a chiedere maggiore sostegno agli azionisti — per la maggior parte ormai investitori istituzionali ed hedge fund esteri, tra cui i soci del patto di sindacato della Fondazione, cioè Fintech Advisory (con il 4,5%) e Btg Pactual (con il 2%) — sono stati i criteri stabiliti dalla Bce per la verifica della qualità degli attivi delle banche (la cosiddetta «asset quality review»). Montepaschi avrebbe necessità di alzare ulteriormente le coperture sui crediti deteriorati, visto che oggi — nonostante le svalutazioni degli ultimi trimestri — sono ancora a un livello inferiore a quello delle altre banche italiane. Inoltre c’è necessità di portare subito il patrimonio vicino al 10% (secondo le regole di Basilea3). Che l’aumento sia «correlato a perdite inattese derivanti dall’asset quality review» è per esempio la lettura di Banca Akros. E anche gli analisti di Credit Suisse non sono rimasti sorpresi, assumendo anch’essi un esito più sfavorevole dall’asset quality review. A fine 2013, Mps ha registrato crediti deteriorati pari a circa 21 miliardi, in crescita di circa 3,6 miliardi dal 2012, con un tasso di copertura del 41,8%. C’è poi il capitolo relativo ai circa 20 miliardi di titoli di Stato in pancia a Mps: è vero che la stabilizzazione dello spread ha aiuto il patrimonio, ma in autunno ci saranno da affrontare gli stress test della Bce, e dunque il miliardo in più di capitale potrebbe rivelarsi utile.
Dopo il tracollo in Borsa di martedì, quando ha perso il 10% in seguito alle indiscrezioni sul nuovo aumento di capitale, ieri il titolo ha chiuso in recupero a 0,23 euro (+2,76%) grazie anche al divieto di vendita allo scoperto imposto dalla Consob. Al lavoro sull’aumento sono le banche dell’attuale consorzio di garanzia — che copriranno l’intero ammontare di 5 miliardi — composto da Ubs (che è anche advisor, insieme con Linklaters sul fronte legale) e da Goldman sachs, Citi e Mediobanca come global coordinators con a fianco Barclays, BofA Merrill Lynch, Commerzbank, Jp Morgan, Morgan Stanley e Societe Generale in qualità di joint bookrunners.

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