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Mps, Giani scrive a Gualtieri: «Rinviare l’uscita dello Stato»

È alla guida della Regione Toscana da poco più di un mese ma il presidente Eugenio Giani (Pd) sul destino del Monte dei Paschi ha già una linea chiara, e ieri l’ha spiegata in una conferenza stampa: la privatizzazione della banca senese va rinviata, ha detto, perché in questa fase di emergenza sanitaria non possiamo permetterci il rischio che ci siano «i tagli occupazionali che qualsiasi aggregazione porterebbe con sè», né che si complichi «l’accesso al credito per il sistema produttivo toscano».

Soprattutto, secondo Giani, sarebbe un grave danno se il Monte dei Paschi, «che è una banca ben guidata e dotata di grandi professionalità», non potesse «continuare a operare per portare a termine il lavoro di risanamento» (nei primi nove mesi del 2020 ha perso 1,5 miliardi, ndr).

Proprio per fermare la cessione della quota del 68% in capo al Tesoro, il presidente della Toscana ha scritto una lettera al ministro dell’Economia e finanze, Roberto Gualtieri, chiedendo un incontro per discutere delle prospettive della banca senese.

Il percorso già delineato – col via libera della Bce alla scissione di Mps e il decreto governativo di poche settimane fa che autorizza la scissione di 8,1 miliardi di crediti deteriorati dando il via alla privatizzazione da concludersi, secondo le previsioni, con l’approvazione del bilancio 2021 nel giugno 2022 – non rappresenterebbe un ostacolo insormontabile secondo il presidente della Toscana: «Ho avuto incontri con parlamentari ed esponenti della maggioranza di governo – dice Giani – penso di avere speranze nel chiedere il rinvio della privatizzazione per un paio d’anni e faccio appello al ministro. Si deve dare la tranquillità al management attuale, che sta operando bene, di poter lavorare al risanamento della banca».

Superabile, col dialogo e la concertazione, secondo Giani è anche il contenzioso in atto (ma non formalizzato) tra banca Mps e Fondazione Mps, intenzionata a chiedere un risarcimento di 3,8 miliardi. Il presidente toscano non cita mai l’ipotesi che fino a poco tempo fa prevedeva un matrimonio di Mps con UniCredit, ma ripete che «l’eventuale uscita del Tesoro dall’azionariato della banca potrebbe avere un forte e negativo impatto sulla vita economico-sociale della Toscana».

E a chi gli chiede a che titolo lanci appelli per mantenere pubblica la banca, il governatore spiega che lo fa in quanto «presidente di un organo istituzionale e di una regione in cui il Monte dei Paschi è nato nel 1472 e dunque è radicato da secoli. Il destino del Monte riguarda tutta la Toscana».

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