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Mps, fondi in coda per il Tier2

Monte dei Paschi è tornata sul mercato dei prestiti subordinati a pochi mesi dalla ristrutturazione, che ha coinvolto questa classe di titoli, e a più di cinque anni dall’ultima emissione dello stesso tipo e lo ha fatto con un’operazione giudicata positivamente dagli investitori che rilevano comunque il generoso rendimento riconosciuto ai sottoscrittori. Il bond Tier2 con scadenza 2028, richiamabile dopo cinque anni, ha ricevuto richieste per oltre 2,7 miliardi di euro: un segnale di forza per Siena ma anche per il sistema bancario italiano, secondo i gestori, anche perché arrivato in un giorno piuttosto ricco di collocamenti corporate (Unicredit in primis) e perché accompagnato dall’interesse degli investitori internazionali che hanno riconosciuto l’affidabilità del management nel rispettare il percorso di risanamento: l’elevato livello degli ordini ha permesso di stabilire il rendimento annuo a 5,375% rispetto alle indicazioni di partenza che erano nell’area di 5,75%.
Alla luce della situazione attuale dell’istituto – la presenza dello Stato come socio di maggioranza, i livelli patrimoniali, con il Cet1 ratio al 15,2% a settembre, e la pulizia fatta nei crediti in sofferenza – il prezzo è ritenuto comunque elevato: una identica emissione fatta da Banco Bpm a settembre 2017, un prestito subordinato a 10 anni richiamabile dopo il quinto, paga il 4,375%. Il “premio” riconosciuto da Mps, 1% a livello nominale e qualcosa di più considerando le quotazioni del bond Banco Bpm sul secondario, è da attribuire secondo gli esperti al “peso” della storia recente di Mps, al peggiore rating di Siena e a qualche cautela per la dinamica futura dei crediti problematici, ovvero il passaggio a sofferenza delle inadempienze probabili nel portafoglio dell’istituto toscano. L’ammontare finale dell’emissione – curata da Goldman Sachs, Mediobanca, Bank of America Merrill Lynch, Barclays, JpMorgan, Ubs Investment Bank e Mps Capital Services – è stato di 750 milioni di euro, pari quindi alla metà di quanto previsto per il 2018 dai programmi della banca. Il 75% dei titoli è andato a soggetti internazionali con una forte prevalenza di Regno Unito-Irlanda, ma anche presenze significative dall’area germanica.

Andrea Fontana

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