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Mps, Fondazione pronta al riassetto

di Cesare Peruzzi

Banca Monte dei Paschi sulle montagne russe in Borsa. Il titolo del gruppo senese, che dal 18 gennaio (picco più basso a 0,19 euro) aveva recuperato fino al 70% del valore nei primi giorni di febbraio, per poi mantenere un andamento altalenante, ha perso il 5% nella sola seduta di ieri, tra voci (smentite) di pacchetti azionari messi in vendita dalla Fondazione Mps attraverso Mediobanca.
«Non stiamo vendendo azioni Mps», è la puntualizzazione secca uscita da Palazzo Sansedoni, sede della Fondazione presieduta da Gabriello Mancini. «Non ci sono attività di collocamento di azioni Mps da parte di Mediobanca», ha ribadito l'istituto di Piazzetta Cuccia guidato da Alberto Nagel. A far scattare gli ordini di vendita, oltre alle indiscrezioni poi rientrate, anche il declassamento da parte di Fitch del rating sui covered bond di sette banche italiane, tra cui Montepaschi. E l'attesa per il verdetto dell'Eba sui piani di rafforzamento patrimoniale.
Chi ha venduto azioni Mps, nelle settimane scorse, come si sa è Francesco Gaetano Caltagirone. L'imprenditore romano, in totale, ha ceduto 409 milioni di titoli pari al 3,73% del capitale del gruppo presieduto da Giuseppe Mussari. A fornire il rendiconto completo dell'operazione (senza mai citare Caltagirone) è stato il sottosegretario all'Economia, Vieri Ceriani, rispondendo a un'interrogazione parlamentare sulla base d'informazioni Consob. Quel 4% circa di Mps è stato acquistato da 42 diversi intermediari, a ognuno dei quali è andato al massimo lo 0,6% del capitale.
È lo scenario di questi giorni, con l'ingresso di alcuni investitori istituzionali esteri (i fondi Fidelity, Vanguard e Rothschild, titolari complessivamente di poco più dell'1%). In attesa che la Fondazione Mps decida di fare la propria mossa, cioè vendere il 10-15% della terza banca italiana per ridurre la posizione debitoria (un miliardo, compresi 200 milioni legati all'operatività dell'ente). L'idea a cui stanno lavorando a Siena è quella di aprire un nuovo finanziamento di circa 900 milioni per chiudere l'esposizione attuale. E per questo stanno trattando con Mediobanca, UniCredit e Intesa Sanpaolo.
I tempi sono stretti. Martedì 14 si riunisce la deputazione (il cda) della Fondazione che dovrebbe dare il via libera all'operazione da presentare il giorno successivo al pool delle 12 banche creditrici. Se non ci saranno intoppi, Siena avrà almeno 18 mesi di tempo per completare il piano di dismissioni (le quote in Cdp, F2i, Sator), compresa la vendita di una fetta di Mps, e mettere definitivamente alle spalle la questione del debito. L'andamento del titolo è determinato da questo scenario, oltre che dall'incertezza del verdetto dell'Eba sul calcolo dei parametri patrimoniali.
Intanto, il direttore generale di Mps Fabrizio Viola spinge sull'acceleratore dell'efficienza (ottimizzazione della rete con eliminazione delle sovrapposizioni e delle filiali improduttive) e il cda della banca, ieri, ha cooptato Mario Delfini come secondo rappresentante dell'azionista Caltagirone (l'altro è Massimiliano Capece Minutolo), dopo le dimissioni dell'imprenditore romano che comunque conserva ancora circa l'1% del gruppo bancario di Rocca Salimbeni.

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