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Mps, ecco come al risparmiatore conviene muoversi

Quanto vale Mps? C’è da perderci la testa. Per l’investitore privato anche quest’ultimo aumento di capitale – il terzo dal 2011 – è un vero rompicapo: raggruppamenti azionari, quotazioni che cambiano repentinamente di valore, diritti che valgono più delle azioni. Riepiloghiamo le tappe dell’operazione.
Venerdì 15 maggio. Ultimo giorno di quotazione per le “vecchie azioni”, che hanno terminato la carriera a 0,546 euro, poco più di un terzo rispetto all’estate scorsa mentre era in corso la precedente ricapitalizzazione.
Lunedì 18 maggio. Le azioni Mps sono oggetto di un raggruppamento nel rapporto di 1 a 20, con la consegna di un’azione nuova in cambio di venti vecchie.  

Continua da pagina 31 Il “titolone” da venti azioni in una conclude la prima seduta a 10,5 euro, di fatto in calo. Dividendo per 20 i 10,5 euro si scende infatti a 0,525 euro, il 3,8% in meno rispetto agli 0,546 euro del venerdì precedente.
Venerdì 22 maggio. Il “titolone” compare per l’ultima volta sul listino di Piazza Affari con una chiusura a 9,45 euro. Su questo prezzo si calcola il valore teorico dell’azione dopo lo stacco del diritto per l’aumento di capitale: 1,923 euro (Terp). Il valore teorico iniziale del diritto è di 7,527 euro.
Lunedì 25 maggio. Parte l’aumento di capitale e l’azione perde un pezzo, con lo stacco del diritto. Rispetto al prezzo teorico le azioni salgono a 2,14 euro, i diritti scendono a 6,14 euro: inutile cercare spiegazioni.
Martedì 26 maggio. Intervengono gli arbitraggisti: vendono le azioni e comprano i diritti che permettono di prenotare nuove azioni a un prezzo complessivo più conveniente. Piovono le vendite. Il risultato è che le azioni calano di oltre il 16% a 1,78 euro, i diritti del 9% a 5,57 euro.
Mercoledì 27 maggio. L’altalena continua. I movimenti sono sempre guidati dai professionisti, ma le azioni tornano a crescere attestandosi a 1,852 euro (+4%), trascinando al rialzo anche i diritti che si fermano a 5,65 euro (+1,4%). Per acquistare azioni conviene ancora passare dai diritti, che ai prezzi di giornata incorporano uno sconto implicito superiore al 6%.
La scelta del cassettista. Non è facile perchè rispetto al biglietto d’ingresso si sta ragionando purtroppo in termini di perdite pesanti. Tuttavia il rischio, restando alla finestra, è di peggiorare la situazione. In assenza di istruzioni da parte del cliente, infatti, la banca venderà i diritti giovedì e venerdì della settimana prossima, quando presumibilmente il prezzo sarà sceso ulteriormente, visto che a scadenza (l’ultimo giorno di negoziazione è l’8 giugno) non serviranno più a nulla. Conviene mentalmente cancellare con un colpo di spugna il passato e ragionare come se si fosse iniziato l’investimento venerdì 22 maggio. Supponiamo di avere mille azioni: alla data di venerdì scorso il loro valore di mercato era di 9.450 euro. Staccato il diritto, il pacchetto di mille azioni valeva, al prezzo di venerdì, 1.923 euro: la cessione d’ufficio dei diritti collegati potrebbe potenzialmente anche apportare un valore irrisorio (dipende dai prezzi che si formeranno in Borsa giovedì 4 giugno e venerdì 5, e che nessuno può prevedere). Trasmettendo alla banca istruzione di sottoscrivere le nuove azioni ci sarebbe tempo invece fino al 12 giugno. In questo caso l’azionista da mille azioni avrebbe in mano mille diritti utili per sottoscrivere, ciascuno, 10 azioni al prezzo unitario di 1,17 euro: in tutto dovrebbe sborsare perciò 11.700 euro per rilevare 10mila nuove azioni. Al termine si troverebbe con 11mila azioni (le mille iniziali più le 10mila nuove sottoscritte) a un valore unitario di 1,923 euro (sempre considerando idealmente di essere partiti dal 22 maggio). Se si fosse deciso di non sottoscrivere sarebbe stato il caso di vendere i diritti i primi giorni di negoziazione, quando normalmente i prezzi sono più alti.
Il valore “intrinseco” . Il patrimonio netto tangibile per azione di Mps, ricalcolato sui dati di bilancio del primo trimestre come se l’aumento da 3 miliardi fosse già andato in porto, è di 3,21 euro. Il rapporto tra le quotazioni delle azioni di ieri e questo valore è di 0,58: teoricamente il titolo è a sconto. In realtà occorre considerare che lo sconto o il premio (Intesa e Credem, per esempio, quotano a premio rispetto al patrimonio netto tangibile) dipendono anche dalla redditività di una banca e Mps ha chiuso in utile il primo trimestre, dopo una serie di risultati in rosso.
L’appeal speculativo. La considerazione della Bce è che l’aumento di capitale sia solo un tassello del percorso di ristrutturazione. Il patto si è ridimensionato a poco più del 5%, con la Fondazione Mps – solo qualche anno fa titolare della maggioranza assoluta- che ha conservato appena l’1,5%. Prospetticamente Mps è destinata a trovar pace con un’aggregazione in vista della quale potrebbe accendersi un pizzico di appeal speculativo. Non abbastanza però da recuperare tutta la perdita di valore del passato.

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