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Mps e pattisti, fumata nera sul cda

Si complica il percorso della nuova governance del Monte dei Paschi. Sette ore di riunioni della Deputazione amministratrice della Fondazione (le prime tre martedì) non sono riusciti a produrre una lista condivisa con gli altri due pattisti -Fintech e Btg Pactual – che costituiscono insieme il primo azionista con il 9% della banca senese. «La Deputazione ha approvato una lista di candidati per il cda del Monte dei Paschi – si legge in una nota dai toni vagamente surreali – di 7 nomi, che ha inviato ai soci del patto di Sindacato, unitamente alla lista del Collegio Sindacale, come proposta per una condivisione da esprimere in tempi rapidissimi. Non appena condivise, le liste verranno rese pubbliche». C’è tempo fino a domani per depositare le liste presso Rocca Salimbeni, che ne valuterà l’idoneità per poi pubblicarle, martedì 24.
Sembra che le scaramucce in corso non siano da collegare alle posizioni “di vertice” della lista di maggioranza, che all’assemblea del 16 aprile dovrebbe conquistare 7 dei 14 posti in ballo nel cda. Quindi Alessandro Profumo sarebbe ancora presidente, Fabrizio Viola ancora ad, Roberto Isolani e Christian Whamond ancora rappresentanti dei soci Btg Pactual e Fintech. Anche se l’intenzione dell’ex ad di Unicredit di lasciare a ricapitalizzazione conclusa (quindi tra circa 4 mesi) non ha fatto piacere alle istituzioni come Tesoro e Bankitalia né ai tre azionisti del patto. La Fondazione, perché ha diritto a nominare il presidente, e non vorrebbe perderlo a luglio, se con un’aggregazione in arrivo i pesi in banca dovessero cambiare. I due soci esteri, perché hanno in Profumo il garante del loro investimento (per giunta in pesante perdita).
Sembra, invece, che l’oggetto del contendere siano i posti riservati ai rappresentanti locali, che per rispetto alle quote rosa saranno tutte donne: l’economista Fiorella Kostoris e la docente a Pisa Lucia Calvosa sarebbero nella lista. Mentre non è chiaro se ci resterà Fiorella Bianchi, dg di Conad Tirreno che piace poco ai soci esteri.
Oggi si riunirà anche il cda di Carige, che dopo 5e mesi ha finalmente ottenuto il nulla osta da parte della Bce al suo piano di rimedio al deficit patrimoniale di 814 milioni emerso a fine ottobre nel duplice esame della vigilanza. L’adunata serve a esaminare la risposta dell’Eurotower e discutere dell’aumento, che avrà importo superiore rispetto a quanto alle prime stime. I genovesi s’erano mossi senza indugio a poche ore dai test, tarandosi sui 650 milioni. Successivamente l’asticella è salita a 700: ma in seguito agli ultimi controlli di vigilanza, e alle specifiche richieste di rafforzamento legate al processo Srep, sembra che il nuovo capitale sarà di almeno 850 milioni. Ma l’importo può salire ancora: dipenderà dall’effettiva intenzione di completare il piano di cessioni da 220 milioni che comprende il credito al consumo e la Cesare Ponti. «Non abbiamo ancora deciso», ha detto il presidente Cesare Castelbarco Albani. La storica banca privata, stimata una cinquantina di milioni, è nei radar di Bankinter, Aletti, Finnat, Ersel. Il futuro perno dei genovesi sarà la famiglia Malacalza, che ha siglato un contratto per avere il 10,5% di Carige dalla Fondazione, frattanto scesa al 3% e che si presenterà alla ricapitalizzazione con uno 0,5%.
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