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Mps e Carige, mancano 2,9 miliardi

Due banche bocciate, Mps e Carige. Altre sette “salve” grazie alle misure di rafforzamento patrimoniale adottate nel corso del 2014 e le ultime sei promosse. La maggior parte del sistema bancario italiano – che si presenta con un’eccedenza di capitale pari a 23 miliardi sulle richieste della Bce – supera il Comprehensive assessment, l’esame della qualità dei bilanci bancari delle principali 130 banche europee. E alla luce dei risultati ora si apre una nuova fase di fusioni e acquisizioni, destinate a cambiare profondamente la fisionomia del settore.
Il conto più salato degli esami è per il Monte dei Paschi e Carige, rispettivamente deficitarie di 2,1 miliardi e di 814 milioni di euro. Per loro sarà inevitabile una terapia d’urto a base di cessioni, nuove emissioni obbligazionarie ed eventuali aumenti di capitale: tutte strade già battute in tempi recenti, pertanto sulle due banche aleggia sullo sfondo lo spettro di fusioni-salvataggio. Difficilmente con un’altra italiana (Intesa e UniCredit da tempo si sono chiamate fuori), forse con un big player estero: gli indizi portano ai francesi del Crédit Agricole, di Bnp Paribas o del Credit Mutuel, ad esempio, ma anche al Santander, tra i gruppi usciti meglio dall’esame europeo. Nel fine settimana i due istituti italiani hanno già riunito i cda per valutare preliminarmente le contromisure, ma i veri e propri piani di recovery saranno quelli consegnati in Bce entro il 10 novembre: in particolare, Mps ha dato incarico a Ubs e Citigroup per valutare opzioni straordinarie, mentre il vice direttore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha già dichiarato che da Via Nazionale non ci sarebbe «nessuna preclusione a soluzione con banche che la rendano più forte più robusta e in grado di sostenere l’economia».
I rafforzamenti già in porto
Allargando la prospettiva, come anticipato ieri da Il Sole 24 Ore, le banche italiane a uscire più provate dal doppio esame di Bce ed Eba sono state complessivamente nove su 25 europee. Di queste, oltre a Mps e Carige, sette in verità si sono rimesse in carreggiata con le operazioni di rafforzamento messe in atto durante il 2014, per complessivi 10 miliardi. Un ritardo che però è costato l’ammonizione da parte della Bce, visto che l’analisi si basava sui livelli di solidità raggiunti a fine 2013. Il gruppo delle “rimandate” (una procedura puramente tecnica, visto che nessuna azione correttiva ulteriore è richiesta dall’Eurotower) include il Banco Popolare, Banca Popolare Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio, Credito Valtellinese, Veneto Banca, Bpm e PopVicenza. Queste ultime due, in verità, hanno avuto da Banca d’Italia il riconoscimento di correzioni supplementari rispetto agli aumenti di capitale, come la rimozione dei requisiti prudenziali, nel caso della banca lombarda, o la conversione di un prestito obbligazionario da 253 milioni di Pop Vicenza: operazioni che dovranno essere validate da Bce nelle prossime due settimane.
Le promosse
Da Francoforte è arrivato il semaforo verde diretto per i due big Intesa Sanpaolo e UniCredit, per Ubi (che si aggiudica il primato quanto a Cet 1 ratio post Aqr), Mediobanca, Credem e Iccrea, la banca di sistema delle Bcc. Per tutte, non soltanto l’analisi della qualità degli attivi al 31 dicembre scorso ha collocato il Common equity tier 1 oltre la soglia minima dell’8%, a conferma di fondamentali solidi, ma anche le prove di stress hanno rivelato che gli istituti possono offrire una buona tenuta anche in condizioni avverse.
Gli scenari futuri
Chi è uscito meglio dagli esami ora sarà candidato naturale a giocare da protagonista nel riassetto del settore, non solo a livello nazionale. Per questo si guarda alle possibili acquisizioni – rigorosamente mirate – di Intesa Sanpaolo e UniCredit, che insieme dispongono di un tesoretto da oltre 18 miliardi ma anche al ruolo di Ubi nel contesto delle banche popolari: con un eccesso di capitale di 1,7 miliardi, il gruppo bergmasco-bresciano è candidato naturale a svolgere il ruolo di polo aggregante, e pure Bpm – che grazie alla rimozione degli add-on si ritrova una dote superiore ai 700 milioni – potrà dire la sua. Anche perché tra Creval, Popolare di Sondrio, Veneto Banca e Popolare di Vicenza una razionalizzazione del sistema pare imprescindibile.

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