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Mps, due proposte ai soci per l’aumento

Verso un’integrazione all’ordine del giorno con cui è stata convocata l’assemblea straordinaria di Banca Mps, in programma venerdì 27 dicembre a Siena. Il Cda di Rocca Salimbeni, che si riunirà a metà settimana, dovrebbe infatti accogliere la richiesta della Fondazione Mps di prevedere l’aumento di capitale da 3 miliardi nel secondo trimestre del 2014, salomonicamente affiancando però questa proposta a quella già formulata dal board della banca nella riunione del 26 novembre scorso, e cioè di realizzare l’aumento entro il primo trimestre dell’anno.
Il braccio di ferro tra i vertici del Monte, il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola da una parte, convinti che ogni ritardo nel rafforzamento patrimoniale rappresenti un rischio per il futuro della banca; e dall’altra Antonella Mansi, la presidente della Fondazione di Palazzo Sansedoni, impegnata a difendere il valore residuo del patrimonio costituito dalla partecipazione (33,5%) in Mps, destinato a evaporare nella prospettiva di un aumento a sconto da lanciare sul mercato nel breve periodo (dopo l’annuncio, il titolo ha perso il 25% in due settimane), promette dunque di risolversi in assemblea, al momento di contare i voti.
Lo stop imposto dalla Fondazione ha ridato fiato al titolo, che ieri ha registrato un balzo del 4,9% a 0,17 euro: su livelli ancora ben lontani dai 24 centesimi del prezzo medio di carico della partecipazione, ma un po’ meno vicino alla soglia dei 12 centesimi, al di sotto della quale i creditori dell’Ente senese (un pool di banche esposto complessivamente per 340 milioni) potrebbero acquisire automaticamente la titolarità di quel 33,5% di Mps dato a garanzia.
Il fatto che quattro istituti (Mediobanca, Goldman Sachs, Barclays e JpMorgan) facciano parte sia del consorzio per l’aumento deciso dalla banca, sia dei creditori della Fondazione, è tra le criticità che molti a Siena sottolineano, nel timore di perdere anche l’ultimo legame con il gruppo di Rocca Salimbeni. «Vorrei capire che ruolo hanno le banche, in particolare le banche straniere», ha detto ieri il sindaco della città, Bruno Valentini. «Ci sono soggetti che hanno fatto credito alla Fondazione e che sono anche dentro al consorzio che aiuterà il Monte a collocare l’aumento di capitale – ha aggiunto -. Vedo un coacervo d’interessi che mi piace poco».
Il territorio chiede alle istituzioni, e in particolare al Governo, di non perdere il punto di riferimento rappresentato dalla Fondazione. I cui guai – va ricordato – hanno origine proprio dall’aver seguito supinamente le scelte della banca, all’epoca presieduta da Giuseppe Mussari. Con l’arrivo di Mansi al vertice, l’Ente di Palazzo Sansedoni ha recuperato autonomia di pensiero e d’azione. Resta da vedere se il braccio di ferro con Profumo-Viola avrà effetti positivi nella soluzione dei problemi senesi: non solo della Fondazione, ma anche della banca.
Tutto ruota intorno alla possibilità per l’Ente di vendere una parte o l’intera partecipazione Mps a un prezzo ragionevole, per ripagare il debito e mettere in sicurezza il patrimonio residuo. Se poi questa operazione andasse in porto prima dell’assemblea di fine mese, Siena eviterebbe il rischio di una frattura pericolosa all’interno del Monte tra management e azionista di maggioranza relativa. Meno di due settimane per una soluzione condivisa.

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